Fatherland
Fatherland
Regia: Pawel Pawlikowski, 2026
Sceneggiatura: Pawel Pawlikowski, Hendrik Handloegten
Fotografia: Lukasz Zal
Attori: Hanns Zischler, Sandra Hüller, August Diehl, Devid Striesow, Anna Madeley, David Menkin, Joachim Meyerhof, Enno Trebs, Theo Trebs.
Premi: Cannes 2026, Regia.
Non sarà che abbiamo, noi europei, creduto troppo presto e sbrigativamente messo a posto ls questione delle due Germanie, incoraggiati dalla “caduta del muro”? Il merito di Pawlikowski è, intanto, di aver semplicemente (sic) accompagnato Thomas Mann (Zischler) nel suo viaggio di ritorno in patria (1949), dopo 16 anni di esilio in California. Lo accompagna, in auto, la figlia Erika (Hüller), a ricevere il premio letterario Goethe, che gli verrà consegnato in due importanti e diverse cerimonie, a Francoforte e a Weimar. Il grande scrittore attraversa i due mondi, paralleli e opposti, segnati dalla regia discreta e ferma nelle annotazioni implicitamente drammatiche, consegnando alla nostra riflessione lo spettacolo di un dramma tutt’altro che risolto. L’altro figlio (Diehl), rimasto nel disordine, sceglie di restare in America e di andarsene comunque. Il regista sceglie di dare vita alla puntuale ed essenziale, antiretorica sceneggiatura fissandola in un rigoroso bianco&nero e nel formato classico, il 4-3, a sottolineare la distanza non-cronachistica del racconto, realistico e riflessivo per quel che serve alla necessaria riconsiderazione di uno sviluppo non-naturalistico del narrato. Il punto di maggior valore estetico (non è una parolaccia) del film è il mantenimento costante del necessario livello di astrazione, nella profonda convivenza col narrato anche particolare, anche nel dettaglio. Qui soprattuto è la bravura di Hanns Zischler e di Sandra Hüller. La prestazione fattoriale non si ferma alla “personificazione” umana bensì la sostanzia di contenuto dialettico, utilissimo alla riflessione culturale e politica dello spettatore, di necessità partecipe ad una seria e compromissoria riconsiderazione storica, specialmente in un momento come l’attuale, quale l’Europa, insieme al mondo, sta attraversando. Lo scrittore torna a casa, ma il rientro non è certo una passeggiata, non è un tragitto in macchina, ogni sguardo, ogni passo, ogni saluto, ogni riconoscimento è un invito a nuova e approfondita riflessione. In B&N e in 4-3, perché si eviti ogni naturalistico e falso “ripensamento”.
Franco Pecori
16 Ottobre 2026