La complessità del senso
22 09 2019

La Befana vien di notte

La Befana vien di notte
Regia Michele Soavi, 2017
Sceneggiatura Nicola Guaglianone
Fotografia Nicola Pecorini
Attori Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Odette Adado, Jasper Gonzales Cabal, Diego Delpiano, Robert Ganea, Francesco Mura, Cloe Romagnoli, Fausto Maria Sciarappa, Giovanni Calcagno, Giuseppe Lo Piccolo, Luca Avagliano.

La Befana? Questione di regia. Lo ha pensato Michele Soavi mettendosi al lavoro per una visita, rispettosa ma non priva di inventiva, al mito della vecchina volante a cavallo della scopa. Soavi (La setta 1991, Dellamorte Dellamore 1993, Arrivederci amore, ciao 2005, Il sangue dei vinti 2008), con il suo “amore particolare per il fantasy e l’horror (Terry Gilliam, Dario Argento)”, dice di aver visto in quest’ultimo suo film “l’occasione per tornare ad esplorare il fantastico in chiave di commedia attraverso il gotico e suggestioni moderne”. In effetti, nella fattura de La Befana vien di notte si nota un’intenzione – come dice ancora il regista – di “coniugare il realismo con il fantastico”. Tutto questo è visibile nelle diverse parti che lasciano emergere il segno di una confezione programmata utilizzando insieme mezzi digitali e riprese dal vero. A fondere le due dimensioni espressive è chiamata un’attrice come Paola Cortellesi. La sua Befana attinge all’umanità della maschera simpatica, moderna, vivace, ironica, sorridente e ammiccante, intelligente e “alla mano”, doti che caratterizzano la maggior parte dei ruoli interpretati finora tra cinema e Tv; e nel mentre, si affida alle possibilità “artigianali” (è l’impressione che in effetti si ricava dall’uso della dimensione elettronica che Soavi pone in atto) che permettono alla dispensatrice di doni di volare di notte dai suoi mille e mille bambini. La Cortellesi/Befana ha una conoscenza diretta dei suoi piccoli in quanto nella vita normale è maestra di scuola elementare, meritevole di essere ricambiata dagli alunni per l’amorevole attenzione che rivolge loro. Un quadretto troppo idillico nel contesto attuale, in cui i bambini sono portati a desiderare doni non precisamente semplici e premi tecnologici per la loro vita già piena di componenti ausiliarie complesse? Mr. Johnny (Stefano Fresi), pensa bene di infilarsi in questo interrogativo con la sua potenza e “cattiveria” imprenditoriale. Quasi non bastasse la concorrenza sempre più spietata di quel “maschilista” di Babbo Natale, il corpulento fabbricante di giocattoli ha in mente di far fuori l’antica vecchina. I mezzi non gli mancano, nonostante faccia fatica a dare di sé una spaventevole idea “gotica”. Il destino della Befana sembra irrimediabilmente segnato, senonché gli alunni vengono a scoprire la situazione e uniscono la loro inventiva e le loro fresche energie per salvare la maestra. Realtà e fantasia, malvagità e buone intenzioni giocano la loro partita, sul filo di un’immaginazione fumetto aggiornata allo stile di uno sceneggiatore come Nicola Guaglianone, già responsabile della reinvenzione italiana di certi supereroi (Lo chiamavano Jeeg Robot). Non tutto funziona al meglio. La progettualità infantile non in tutte le scene si coniuga felicemente con la compilazione delle immagini e le scene si legano l’una a l’altra con qualche rigidità, con uno schematismo nei passaggi che ne limita l’invenzione. Non è casuale, o forse sì, che uno dei bambini, Befana a parte, abbia il problema di cosa fare della lingua quando si tratterà di dare il primo bacio alla ragazzina che gli piace. Tuttavia, anche se Soavi non è Spielberg, è giusto apprezzare il metodo di attingere a una tradizione la più vicina per alimentare nei piccoli la fantasia della calza, dei doni e del carbone.

Franco Pecori

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27 dicembre 2018