La complessità del senso
18 12 2017

Le mille e una notte – Arabian Nights. Vol. 1 – Inquieto

film_lemilleeunanottevol1As Mil e Uma Noites: Volume 1, O Inquieto
Regia Miguel Gomes, 2015
Sceneggiatura Miguel Gomes, Mariana Ricardo, Telmo Churro
Fotografia Sayombhu Mukdeeprom, Lisa Persson, Mário Castanheira
Attori Crista Alfaiate, Adriano Luz, Américo Silva, Rogério Samora, Carloto Cotta, Fernanda Loureiro.

Una forte carica creativa muove l’istanza critica verso la storia del proprio paese, il Portogallo, nel cinema di Miguel Gomes, autore già apprezzato nei festival di Berlino (Tabu, premio Fipresci 2012), Torino, Venezia, Cannes. Appunto dalla Quinzaine 2015 proviene il lungometraggio in tre parti, Le mille e una notte, del cui primo Volume parliamo qui. Il titolo è Inquieto (O Inquieto) – Gli altri due volumi si intitolano Desolato e Incantato. Gomes si guarda attorno e coglie la malinconia di un decadimento forse non rimediabile. In diversi aspetti della vita associata, nel porto dove il varo di una nave, per via delle disoccupazione, non è più occasione di feste, nei quartieri dove il il gallo canta troppo per la sensibilità della gente, mentre – dice il film – la verità scomoda si dovrebbe sentire più spesso “cantare” in giro. Sono un problema, se mai, i nidi di vespe, difficili da scovare e bruciare. E imbarazzate è il rimedio “magico” che gli uomini di potere trovano per la loro grottesca impotenza. Senza volgarità e con sibilante umorismo, Gomes mette in mostra il “miracolo” delle erezioni forzose, magia pagata con i soldi delle tasse. E più in generale, coglie nella vita “vera” le metafore vive per un discorso critico/poetico che attinge alla “lontananza” delle associazioni per la contiguità del senso. E’ così che nasce l’idea del film: troppo difficile, doloroso, e anche poco libero, esprimere in modo lineare la critica del presente, sicché la regia chiede aiuto alla struttura storica dell’immaginario fiabesco, affidando il filo alla mitica Sherazade. «Si racconta, o re beato, che in un triste Paese tra i Paesi..». E’ così che lo sguardo, puntato sulla curiosa oggettualità circostante, può divenire pazzesco e suggerire sarcasmi virtuosi in una prospettiva amaramente anarchica. L’affabulazione che pesca nel reale va avanti per tutta la notte, finché il sole risorge. Lontano/vicino è il tema estetico di fondo che il regista impone alla macchina da presa, “condannata” al contatto ottico con il materiale presente e però capace di “montarlo” in sequenze produttive di senso “altro” e intenzionalmente ricco. In fondo, è ciò che il cinema, la fotografia e insomma la “scrittura” fanno – e non possono non fare – per propria costituzione. Qui si tratta di valutare l’equilibrio del produrre, affinché la fabula sia ospitale verso la partecipazione attiva dello spettatore – tenendo presente che estetica (????????) non è una parolaccia. Certo, la struttura dei tre volumi, ciascuno della durata di circa 2 ore, mettendo tra parentesi le consuetudini del cinema di genere, chiama a una fruizione creativa che impegna, nell’attuale contesto distributivo, a una testimonianza di necessaria e diversa coscienza. [Designato  Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI].

Franco Pecori

 

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18 marzo 2016