La complessità del senso
29 06 2017

Ritorno a L’Avana

film_ritornoalavanaRetour à Ithaque
Regia Laurent Cantet, 2014
Sceneggiatura Leonardo Padura, Laurent Cantet
Fotografia Diego Dussuel
Attori Isabel Santos, Jorge Perugorría, Fernando Hechevarría, Néstor Jiménez, Pedro Julio Díaz Ferrán
Premi Venezia 2014, Giornate degli Autori: film.

Vivere, andare via, ritornare a L’Avana, luogo dell’utopia, della grande speranza e della disillusione. La generazione dei cubani nati tra il 1955 e il 1966 e passati attraverso gli anni del sacrificio comunista, il “periodo speciale” voluto da Fidel Castro negli anni Novanta, ha ancora da raccontarsi – e da raccontare a noi – l’avventura di quella giovinezza, sfumata in un mucchio di ricordi e di nostalgie struggenti e rabbiose, di sentimenti strozzati, di prospettive andate in malora. Le ragioni storiche e quelle personali sono intrecciate in un quadro complesso, non facile da rappresentare e forse non riducibile a sincretismi come «Credevamo davvero». Laurent Cantet, il regista non solo de La classe – Entre les murs, Palma d’Oro a Cannes nel 2008, ma anche di Risorse umane 2000, A tempo pieno 2001, Verso il Sud 2005, Foxfire – Ragazze cattive 2012,  allestisce una forma teatrale, un atto unico con cinque personaggi che si ritrovano a L’Avana in occasione del ritorno di uno di loro, Amadeo (Néstor Jiménez), andato via e vissuto in esilio a Madrid per per 16 anni. Proprio a partire dalla sua rinnovata presenza, di scrittore del gruppo entrato in crisi di creatività, si sviluppa un crescendo di confessioni e confronti che portano a una riflessione complessiva sull’esperienza drammatica di quegli anni di gioventù i cui frutti non sono stati quelli sperati. I singoli personaggi tentano, a turno, di indagare, giustificare, accusarsi l’un l’altro di non aver saputo trovare una coerenza di vita e di essere approdati a una resa esistenziale oltre che ideale. Rafa, il pittore (Fernando Hechevarría), si è ridotto a fare opere con “molto colore”, Eddy (Jorge Perugorría) si è «salvato la vita» adeguandosi alle esigenze dell’azienda per cui lavora ormai da dirigente medio, Tanía (Isabel Santos), oculista, ha “ceduto” i suoi figli al loro padre che li reclamava a Miami, Aldo (Pedro Julio Díaz Ferrán), il cubano di colore, ospite della rimpatriata, si è accontentato di sopravvivere con la sua famiglia, senza particolari ambizioni. Un’avversione più accentuata sembra esservi in Tanía verso Amadeo, accusato di non essere tornato comunque per la morte di sua moglie, ammalata di cancro. Ma sapremo dallo stesso Amadeo la ragione vera di quell’assenza che gli altri hanno giudicato male. E alla fine le tensioni si placano, come per un’osservanza del destino immodificabile. Per la sceneggiatura, Cantet ha scelto la collaborazione dello scrittore cubano Leonardo Padura. L’andamento del racconto è ben equilibrato, ma purtroppo danneggiato in modo grave da un doppiaggio che livella in alto il tono generale delle battute, rischiando di trasformare l’incontro dei cinque amici in una sequenza dialogica  non sufficientemente motivata sul versante drammatico. 

Franco Pecori

 

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30 ottobre 2014