La complessità del senso
17 12 2017

Free State of Jones

2FF SAC_FSOJ.inddFree State of Jones
Regia Gry Ross, 2016
Sceneggiatura Gary Ross
Fotografia Benoît Delhomme
Attori Matthew McConaughey, Gugu Mbatha-Raw, Mahershala Ali, Keri Russell, Brian Lee Franklin, Donald Watkins, Christopher Berry, Bill Tangradi, Thomas Francis Murphy, Joe Chrest, Jacob Lofland,  Matthew Lintz, Kerry Cahill, Jessica Collins, Liza J. Bennett, Wayne Pére, Lara Grice, Jill Jane Clements.

Lungo e spinoso il cammino della democrazia. Guerra di secessione americana. Fatti accaduti nella contea di Jones, Mississippi tra il 1862 e il 1876. Apre il film la battaglia di Corinth City, un cruentissimo massacro di sudisti nello scontro in campo aperto con l’esercito dell’Unione. Ossa rotte, carni squarciate, un mare di sangue. I sopravvissuti se ne vanno verso Charleston, oppure, quelli che hanno almeno 20 schiavi, possono tornarsene a casa; e per ogni altri 20 schiavi posseduti viene esentato un altro membro della famiglia. È la nuova legge sulla coscrizione. Poveri che combattono una guerra di ricchi. Il contadino Newton “Newt” Khight è infermiere sul campo ed è comunque stufo di combattere “per il loro dannato cotone”. Diventa fuggitivo, attraversa luoghi selvaggi fino alla Contea di Jones. Quella contea, contadini e schiavi, si separerà dalla Confederazione e costituirà la prima comunità di razza mista del dopoguerra: lo Stato libero di Jones. Matthew McConaughey è Newt, ottima scelta. L’attore già distintosi per le interpretazioni in Contact (Robert Zemeckis 1997), The Wolf of Wall Street (Martin Scorsese 2013) e soprattutto Dallas Buyers Club (Jean-Marc Vallée 2013), regge bene il ruolo di un uomo coraggioso e leale, disponibile alla nuova coscienza storica, quale fu necessaria nel momento drammatico del passaggio alla Costituzione di Lincoln. Il regista Gary Ross (Pleasantville 1998, Hunger Games 2012) gestisce il budget di 65 milioni di dollari con equilibrato senso dello spettacolo, mantenendo nella giusta portanza lo sviluppo narrativo e la dimensione umana dei personaggi. Nel quadro generale delle razzie dei confederati nelle fattorie, delle violenze, dei soprusi, delle impiccagioni, la resistenza dei “fuggitivi” nelle paludi di Pascagoula contiene anche le vicende dolorose di alcuni protagonisti “minori”, dei quali Ross rispetta il valore simbolico senza ritagliarne troppo la consistenza drammaturgica. Una fra tutte la figura di Rachel, schiava creola (Gugu Mbatha-Raw) della piantagione degli Eakins, una specie di guaritrice, che diverrà compagna di Newt e madre di un suo figlio, Davis. Nelle pieghe della vita clandestina, la donna avrà imparato a leggere sulla Bibbia e sarà lo stesso Newt ad annotare la nascita tra le pagine del libro. La moglie bianca, Serena (Keri Russell), essendo Newton Khight ricercato, era fuggita in Georgia col primo bambino. Si forma così un’ideale famiglia, con una discendenza difficile da accettarsi nel costume normativo della neonata democrazia. Alle elezioni presidenziali del 1876 scorrazzano per il territorio i cavalieri mascherari del Ku Klux Klan. E c’è nel film un filo giudiziario, che mostra come ancora la seconda generazione dopo Newt debba affrontare problemi con la legge. A un Davis Khight (Brian Lee Franklin) avvocato il Tribunale chiederà di annullare il proprio matrimonio e di lasciare lo stato del Mississippi. La presentazione di Free State of Jones al Torino Film Festival cade a distanza di pochi giorni dall’elezione di Donald Trump a nuovo Presidente degli Stati Uniti. L’avvenimento non incide ovviamente sul giudizio circa la qualità artistica del film, che non è un capolavoro e contiene alcune lungaggini e una visione a tratti anche stereotipa, specie quando si tratta di approfondire le singole reazioni morali e sentimentali dei personaggi. Ma curiosa può essere considerata una qualche coincidenza tra i due piani, della comunicazione artistica e di quella politica.

Franco Pecori

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1 dicembre 2016