La complessità del senso
17 12 2017

Boyhood

film_boyhoodBoyhood
Regia Richard Linklater, 2014
Sceneggiatura Richard Linklater
Fotografia Shane F. Kelly, Lee Daniel
Attori Ellar Coltrane, Patricia Arquette, Ethan Hawke, Lorelei Linklater, Tamara Jolaine, Nick Krause, Jordan Howard, Evie Thompson, Tess Allen, Sam Dillon, Megan Devine, Shane Graham, Zoe Graham, Brad Hawkins, Derek Chase Hickey, Cassidy Johnson, Richard Jones, Jessi Mechler, Alyssa Petersen.
Premi Berlino 2014, Orso d’Argento: regia. Oscar 2015, Patricia Arquette: attrice non protagonista.

La certezza dell’incertezza. E’ ciò che resta, alla fine, nel cuore e nell’intelligenza di Mason (Ellar Coltrane) e nel nostro, dopo che abbiamo assistito, partecipando anche emotivamente, al trascorrere di 12 anni della sua vita, da quando era bambino fino alla partenza per il college. Nel Texas, la famiglia disarticolata del piccolo protagonista si appresta a una riunione che risulterà problematica. La mamma Olivia (Patricia Arquette) prende con sé Mason e la sorella maggiore Samantha (Lorelei Linklater) e va a Houston, dove arriva anche Mason Senior, il padre (Ethan Hawke). Si intuiscono quali possano essere per i bambini i pericoli di certi cambiamenti, di abitudini, di spazi e tempi, di amicizie, di giochi. E già qui la regia di Richard Linklater mostra chiaramente l’intenzione di usare la ripresa secondo un principio di discrezionalità rivelatrice, andando oltre il “documento” e affidandosi al comportamento degli attori, specialmente del piccolo, alle loro scelte in buona misura spontanee e realistiche nel senso di non strettamente referenziali rispetto alla pur ottima sceneggiatura. In questo modo ci sentiamo partecipi dei singoli momenti mentre siamo anche messi nelle migliori condizioni per seguire la vicenda nella sua prospettiva più ampia. Il rimando del senso è in ciascuno momento così dettagliato quanto estensivo per una metafora consistente e contestualmente verosimile. Seguiamo la crescita e la presa di coscienza del bambino, il quale man mano registra la propria esperienza sugli avvenimenti quotidiani che ne segnano la sensibilità e ne informano desideri e idee. Mentre la sua mamma vive l’evoluzione dei propri rapporti, conoscendo anche altri uomini, Mason impara a proprie spese la necessità dell’adattamento e impara a usare il giudizio applicato alle circostanze. La qualità della regìa consiste soprattutto nel non presentarci semplicemente il mondo con gli occhi del bambino, in soggettiva, punto di vista che sarebbe risultato fatalmente banale oltre che deresponsabilizzante, per l’autore e per il pubblico. Linklater sceglie invece di mettersi in gioco e dichiaratamente di proporci la propria lettura, fornendoci un’accurata selezione di dati registrati secondo un criterio esplicito e trasparente. Gli attori, tutti e non solo il piccolo Mason, si mettono a disposizione della storia senza con ciò annullare se stessi, la propria personalità. Sicché i personaggi presentano una loro verità a molte dimensioni, non piatta né semplicemente “narrativa”. Si è formato così una specie di elastico tra tempo reale, tempo delle riprese e tempo del montaggio (sintassi del film). Le riprese sono state effettuate nell’arco di anni sufficiente per mantenere il respiro naturale della vicenda, dal 2002 al 2013. Il film è cresciuto e si è trasformato con le medesime modalità della storia che registrava. Nel frattempo il regista portava a termine la trilogia che aveva cominciato nel 1995 con Prima dell’alba, realizzando Before sunset – Prima del tramonto (2004) e Before Midnight (2013). Il risultato è davvero speciale, Boyhood racchiude concretamente l’esperienza degli anni trascorsi e non ha bisogno di passaggi artificiosi per mostrare il trascorrere del tempo. Per gli attori si è trattato di crescere nel film. Tutto questo senza che il lavoro divenisse un “documentario”. Alla fine, quando Mason si avvia al college e Samantha va a vivere da sola, la nostra coscienza è pari alla loro nell’essere consapevoli del fatto che il mondo è cambiato, ha perso le sue certezze e aspetta che noi, insieme ai personaggi del film, siamo pronti a riformulare anche le nostre certezze. Il film stesso ha voluto/dovuto utilizzare un montaggio “lungo” quale non si era mai visto finora. Non sarà un caso che la fanciullezza di Mason si apra a un’adolescenza che lascia intravedere un destino d’artista, un futuro che in quanto tale non può nascondere il carattere in-certo della creatività. [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

 

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23 ottobre 2014