La complessità del senso
28 06 2017

La foresta di ghiaccio

film_laforestadighiaccioLa foresta di ghiaccio
Regia Claudio Noce, 2014
Sceneggiatura Francesca Manieri, Elisa Amoruso, Claudio Noce, Diego Ribon
Fotografia Michele D’Attanasio
Attori Emir Kusturica, Ksenia Rappoport, Domenico Diele, Adriano Giannini, Giovanni Vettorazzo, Maria Roveran, Rinat Khismatouline, Danilo Panzeri.

Gli stranieri e la estraniazione, il rancore inestinguibile. Il tema della presenza dell’altro e dell’incontro/scontro tra gente diversa, già presente e fondamentale nel primo lungometraggio di Claudio Noce (Good Morning, Aman 2009), si trasferisce qui in un contesto non metropolitano e attirittura di confine. La foresta di ghiaccio è girato in alta montagna, in Trentino, neve e dighe, boschi e baite, funivia e centrale elettrica, contengono in un’atmosfera “misteriosa” e in un andamento narrativo tutt’altro che netto una specie di favola/incubo tendente al noir e dalle motivazioni non chiaramente risolte. Il film si apre con una introduzione-flash che ci riporta indietro nel tempo, anni ’90, confine tra Slovenia e Italia. Sono alcune immagini drammatiche che serviranno da chiave, nel finale, per interpretare le ragioni non solo storiche ma anche individuali del conflitto che sottende tutto lo svolgersi della trama, piuttosto confusa. Pietro (Domenico Diele), giovane operaio specializzato, arriva per riparare un guasto a una centrale sperduta tra le nevi. Da quelle stesse parti, la “dottoressa” Lana (Ksenia Rappoport) dà la caccia all’orso e però sembra cercare anche altri indizi, di cui non sapremo mai granché. Pietro non pare ricevere buona accoglienza, una rete di sguardi sospettosi/minacciosi lo imprigiona mentre beve un grappino al bar. Soltanto Lorenzo (Adriano Giannini), capo degli operai, sembra essere bendisposto verso il giovane collega. Per il resto, le cose sono destinate complicarsi, per motivi non trasparenti. Riusciamo a riconoscere tra i presenti la figura di uno degli uomini violenti protagonista delle scene iniziali, è Secondo, interpretato nientemeno che dal regista Emir Kusturica. E tra un guasto alla turbina e un blocco della funivia, tra un aggirarsi “rischioso” di Lana con secchi di carne cruda in offerta all’orso –  furbo che non abbocca e anzi non si fa proprio vedere – e un tampinamento fotografico della donna intenta a “documentare” prove che sembrano non doverci minimamente riguardare, ecco la scomparsa di Lorenzo mettere in angoscia sia Lana che Pietro. Una tempesta sta per piombare sul set, ma il tempo non è obbediente e la suspense suggerita resta velleitaria. Intanto, un gruppo di stranieri di colore transita nell’inquadratura e probabilmente non si tratta di un’operazione gratuita. Anzi, nasce improvviso il sospetto che lo stesso Lorenzo fosse coinvolto nel passaggio fruttuoso, tanto da rischiarvi la pelle. Poi finalmente la conclusione e ci mancherebbe che la rivelassimo qui! Vi resterà la curiosità di sapere il perché della presenza di Lana/Rappoport in quell’incantevole scenario alpino. [Festival Internazionale del Film di Roma 2014, linea cinema d’Oggi]

Franco Pecori

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13 novembre 2014