La complessità del senso
19 11 2018

Peggio per me

Peggio per me
Regia Riccardo Camilli, 2018
Sceneggiatura Riccardo Camilli
Fotografia Alessandro Milo, Jovica Nonkovic, Daniele Misischia, Giordano Gibbon
Attori Riccardo Camilli, Claudio Camilli, Tania Angelosanto, Marianna Pistilli, Alessandra Ferro, Angela Ciaburri, Stefano Martinelli, Arianna Bonardi, Simone Destrero, Alessandro Mancini, Laura Nardi, Don Paolo Galli, Silvio Cafini, Ferruccio Lanza, Elisabetta Ventura, Angelo Orlando.

Tipi umani, romani, della Roma non coatta ma nemmeno snob, ragazzi divenuti adulti mai, hanno dentro il fanciullino che chiede coccole; oppure un amore grande da esprimere ancora, un amore che ha radici infantili e che vuole finalmente aprirsi. Riccardo Camilli (Riccardo Camilli) ha saputo cogliere nell’aria che tira una specie di comicità interna, ristretta nel dettaglio di vita, umanistica negli esiti estensibili, ripescata nella memoria della propria crescita casalinga e utilizzabile in figure rappresentative della contemporaneità minima. Minimale al dunque. Due dodicenni, Riccardo e Claudio (Claudio Camilli), amici per la pelle, crescono e non crescono. Da ragazzini, nel 1986, si divertono tutto il tempo a trafficare con audiocassette e mangianastri, piccole videocamere e giochi che oggi appaiono rudimentali ma che allora potevano servire a realizzare divertenti montaggi per una finzione creativa e sostitutiva rispetto ai doveri della scuola. Televendite e film per adulti restano nell’immaginario di Francesco e Carlo, soprattutto del primo, il quale continua, ormai da quarantenne, a trastullarsi spesso con quei materiali “archeologici” e nemmeno si accorge, così, di perpetuare una comoda e pigra condizione di uomo-fanciullone, esposto ai dubbi e alle irrealistiche opportunità incombenti. La mamma è sul fondo, con il suo amore materno e con la sua influenza dolcemente oppressiva. Man mano, una forma di coscienza del nulla invade Riccardo fino a indurlo al gesto estremo. La componente comica prevale e il film prende la piega meno direttamente disponibile alla battuta d’effetto immediato e maggiormente volta a un ripiegamento ragionevole. Il ruolo dell’amico Claudio – anch’egli ha una crisi non da poco e da chiarire – si fa più presente e biograficamente complementare. C’è un momento in cui sembra perfino che l’ex moglie di Riccardo possa, dopo un periodo di lontananza, riavvicinarsi. Riusciranno i nostri due eroi a liberarsi da quelle cassette targate ’80 e proseguire in una vita libera dal “fanciullino” che è in loro? Il tema non rappresenta una novità nel contesto della commedia italiana. Una crescita individuale frenata, una mamma che prepara buoni piatti e garantisce protezione e perdono, una solitudine riparabile con la fantasia infantile e risarcitoria, un opportunismo “innocente” sempre disponibile almeno nella speranza. Inutile fare i nomi della nostra comicità cinematografica postrealistica. Colpisce il possibile parallelismo tra vecchie audiocassette e nuovi smartphones. Camilli realizza il suo sogno di debuttare nella regia (è autore anche di sceneggiatura e montaggio) con un film a bassissimo costo (6000 euro totali, compreso un piccolo crowdfunding di 1000 euro, raccolto da una quarantina di amici). Ci vediamo al bar? Ormai è difficile, il cellulare contiene un mondo diverso da ciò che resta degli anni ’80.

Franco Pecori

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12 luglio 2018