La complessità del senso
17 12 2018

Bob & Marys – Criminali a domicilio

Bob & Marys – Criminali a domicilio
Regia Francesco Prisco, 2017
Sceneggiatura Francesco Prisco
Fotografia Maurizio Calvesi
Attori Rocco Papaleo, Laura Morante, Massimiliano Gallo, Giovanni Esposito, Gianni Ferreri, Francesco Di Leva, Simona Tabasco, Andrea Di Maria, Antonino Iuorio, Enzo Salomone.

Ti faccio il verso. Ti sto antipatico? Ma è per simpatia. Essere se stessi è il problema, come singoli e come coppia, come personaggi e come tracce narrative. Come genere cinematografico. Ho capito, ti rifaccio il verso. Anzi, me lo rifaccio. Rifattelo anche tu. Ma non si dovrebbe raccontare? Sì, però sono io l’importante. E la narrazione? Parola orribile. Poi, la malavita, l’amore, le usanze napoletane, le attenzioni sociali, il matrimonio che si consuma e muore, risorge, i figli che crescono, le nevrosi che con la vita di oggi non se ne può più. Ma che c’entra la malavita con la crisi di coppia? Beh, frustrazioni, nevrosi, psicoscarafaggi, cambiamenti di casa, pranzi di nozze, nascita del nipotino. Non è ancora nato. Tranquilli, nascerà. Il professore di scuolaguida – quanti professori, bisognerà rifare tutti i concorsi – sarebbe anche bravo e paziente se non fosse per quel coattone del suo boss (ah le piccole aziende, com’è difficile con le tasse e tutto). Bravo, stralunato, turbato, allibito più che altro. Quasi soltanto, non molto di più. Allibito. Sorpreso, stupito, sbigottito. Papaleo! Ma sì, è facile. E Morante, moglie da una trentina di anni. Si sono presi al volo, ragazzi di una generazione più sbarazzina e convinta, salirono su un camper. Adesso lei, Marisa Bianchini, ormai nervosa, sogna gli scarrafoni, li vede in casa e vuole cambiare. Roberto Cammarota sta bene dove sta, non si vuole separare dalla casa paterna, è lì che si apparta sempre più spesso col suo radio-baracchino all’antica. E Napoli dove la mettiamo? Per fortuna c’è la Televisione. Senza la Tv non avremmo mai saputo. E c’è perfino il cinema che rifà la serie B (non di serie B, rifà). Napoli, un sogno. Sogno di malavita, barlume di periferia californiana, le villette in vista del casermone. E la calma, la pausa, la presenza statuaria degli accuppatori. Conoscerete anche l’accuppatura. Sarebbe troppo complicato spiegarla qui, ma nel film si capisce facile. I malavitosi intervengono proprio al momento giusto, danno quella scossa, quell’emozione perversa che servirà alla coppia consunta, per perdersi e ritrovarsi alla vecchia maniera giovanile (oh la meglio gioventù che non c’è più). Un rock & Roll, una sosta in macchina, un cazzotto assestato bene a costo di farsi male alla mano. I malavitosi promettono morte, ma in realtà sono arrendevoli al pensiero che la prigione, oggi, è ospitale. La vincente, se dobbiamo annotare il risultato, è Marisa. Lei che diventa Marys la vediamo meglio. Mette nella parte una gran voglia di grande interpretazione, ciononostante non riesce a rovinarsi fino in fondo. A Bob si arriva con un pizzico di fatica in più. Sarà colpa delle a-canzonette della città dei fiori, o del Sud tirrenico, che poco si addice al versante opposto. Fatto sta che la sconfitta col necessario riscatto finale è qui una chiave che forza nella toppa. Il giuoco dei ruoli in cerca di sorpresa, il sottometafora chiaro e tondo, l’allusorio cadenzato, il sottotetto sociopsicologio politico e culturale: girate il tutto a fuoco rapido, ogni prolungamento sarebbe inutile. Un camper, un camper ancora. Sutherland e Mirren. Macché.

Franco Pecori

 

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5 aprile 2018