La complessità del senso
16 01 2018

Come un gatto in tangenziale

Come un gatto in tangenziale
Regia Riccardo Milani, 2017
Sceneggiatura Furio Andreotti, Giulia Calenda, Paola Cortellesi, Riccardo Milani
Fotografia Saverio Guarna
Attori Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Sonia Bergamasco, Alice Maselli, Simone De Bianchi, Luca Angeletti, Antonio D’Ausilio,  Claudio Amendola.

Ma perché ancora Capalbio? Ancora la sinistra borghese e chic. “Sei nata a Porta Romana e parli francese!”. Giovanni (Antonio Albanese), sfinito dal delirio snob della moglie Luce (Sonia Bergamasco) da cui è separato, si sente al telefono con lei, la quale gli risponde dalla Provenza, immersa nei campi di lavanda per la produzione di essenze. Giusta la scelta dell’attrice, una di quelle che l’aveva voluta Strehler; la sua maschera ci ricorda la Giulia de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana (2003), impegnatissima nella lotta politica extraparlamentare. Nella commedia di Riccardo Milani il personaggio ha una funzione complementare confermativa, descrittiva e solo parzialmente dialettica, verso Giovanni e verso il mondo da lui ben rappresentato. Giovanni precisa più volte di non essere un politico, si guarda dal rischio di venire confuso con la categoria qualunquisticamente malfamata dei “politici”,  abita in una bella casa al centro di Roma e fa la spola con Bruxelles per l’impegno in una “think tank” (serbatorio di idee, pensatoio) in tema di integrazione sociale. In uno dei periodi in cui vive col padre, la figlia tredicenne Agnese (Alice Maselli), rivela a Giovanni di essersi innamorata del quattordicenne Alessio (Simone De Bianchi). Il ragazzo vive con la mamma Monica (Paolo Cortellesi), ex cassiera del supermercato, nella borgata Bastogi, ambiente degradato di una Roma avviata a essere “grande laboratorio etnico”. Preoccupato, Giovanni cerca un faccia a faccia con Monica. Conoscerà da vicino e soprattutto “dal vero” le differenze tra la propria famiglia, il proprio ambiente, e la famiglia e l’ambiente in cui è cresciuto Alessio. La mamma, nonostante il padre Sergio (Claudio Amendola) faccia abitualmente la spola con luoghi di “vacanza” quali le carceri, è riuscita finora a preservare il figlio dai pericoli ambientali dello spaccio di droga e del furto. Quello di Alessio con Agnese sembra comunque anche a Monica un fidanzamento che non possa durare più della vita di “un gatto in tangenziale”. Intuibile e condivisibile scetticismo, date le condizioni. Ma qui è il punto. Il confronto tra i due mondi, di Monica e di Giovanni, assume e conserva una forma convenzionale, le diverse e contrapposte maniere di comportarsi, di stare a tavola, di andare in spiaggia, di vedere un film in sala, insomma di vivere la vita quotidiana e di prendere atto di una difficoltà le cui cause non sono affatto superficiali bensì strutturali, bloccano la comicità del film in una tematica di “costume” e lasciano fuori sia il vero tema del “laboratorio” sia quello della distanza da colmare tra cultura e “realtà”. Gustose – si ride anche – alcune scene di “scontro di codici”, ma resta inadeguata l’ottica di una “incomunicabilità” ambientale-comportamentale tra Capalbio e Coccia di Morto. E proprio la figura di Luce/ex-Giulia finisce per essere la chiave di lettura (anche divertente) più interessante e più utile per non lasciarsi intrappolare nel sistema “televisivo”, di riduzione a stereotipo di una realtà rispondente a una “storia vera”. Il fatto che certi comportamenti, la loro non chiarita (perché troppo “netta”) contrapposizione, produca sorrisi e anche risate non più che “esemplari”, è il segno di un’importante scelta omissiva, circa le cause delle situazioni paradossali proposte dalla sceneggiatura. Per essere istruttivo, il doppio viaggio Capalbio – Coccia di Morto ha bisogno di farsi esperienza storica. Anche espressiva e comica, perché no? Altrimenti può crearsi il rischio che proprio la comicità di questo “gatto in tangenziale” venga contrapposta, così com’è, al film per cinefili (con i nomi armeni nei titoli di coda da leggere fino in fondo “per rispetto” degli autori) che Giovanni propone a Monica nel tentativo di una “integrazione” troppo sbrigativa.

Franco Pecori

 

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28 dicembre 2017