La complessità del senso
21 09 2018

Stronger – Io sono il più forte

Stronger
Regia David Gordon Green, 2017
Sceneggiatura John Pollono
Fotografia Sean Bobbitt
Attori Jake Gyllenhaal, Tatiana Maslany, Miranda Richardson, Clancy Brown, Lenny Clarke, Richard Lane Jr., Nate Richman, Patty O’Neil, Katherine Fitzgerald, Danny McCarthy, Frankie Shaw, Carlos Sanz, Michelle Forziati, Sean McGuirk, Karen Scalia, Judith McIntyre.

La forza per reagire. Boston, Boylston Street, 15 aprile 2013. E’ in svolgimento la maratona, la più antica (1897) tra quelle con cadenza annuale. Jeff Bauman (Jake Gyllenhaal) ha preparato un grande cartello per salutare la partecipazione di Erin (Tatiana Maslany), la sua ragazza, con la quale c’è da sanare qualche contrasto. Jeff, 27 anni, è un giovane bravo, lavoratore umile e benvoluto nel campo del trattamento dei rifiuti. Ha chiesto un permesso per recarsi alla manifestazione. Sono passate poco più di 4 ore dal via, la gara maschile si è già ampiamente conclusa, la corsa femminile viene interrotta da due forti e ravvicinate esplosioni proprio nei pressi del traguardo, a distanza di 170 metri l’una dall’altra. La storia ci dice che il 15 maggio 2015 il ventunenne Dzhokhar A. Tsarnaev, musulmano di origine cecena, venne condannato alla pena capitale. Le esplosioni erano state causate da due ordigni rudimentali, due pentole a pressione pieni di chiodi, pezzi di ferro, sfere metalliche, esplosivo e un orologio da cucina come timer. Il bilancio fu di 3 morti e almeno 264 feriti. Tra questi, Jeff Bauman, il quale si ritrovò con le due gambe perdute dalle ginocchia in giù. Soccorso e portato in ospedale capì al risveglio la sorte che gli era toccata. Da quel momento entra in azione il carattere di Jeff (e la straordinaria bravura di Jake Gyllenhaal, attore al massimo del proprio rendimento drammatico). Le circostanze offrivano il rischio di facili cedimenti alla rappresentazione del dolore e delle difficoltà di riprendere una vita irreparabilmente compromessa nella sua normalità. Le indagini dell’Fbi, la riabilitazione per arrivare a riattivare le gambe di Bauman con l’applicazione di arti artificiali, l’interesse dei media per la vicenda umana e dai risvolti politici. La regia di David Gordon Green (Snow Angels 2006, Lo spaventapassere 2011, all’ultimo voto 2015) ha il merito di aver ovviato ai trabocchetti dello stereotipo. Si entra nel quotidiano di Jeff, senza patetismi e con puntualità dei dettagli anche più scomodi, intuibili pensando alle difficoltà di controllo del proprio corpo e del proprio spirito che la disgrazia ha riservato al personaggio. La sofferenza di Bauman non comporta, nel film, riferimenti pesanti alla situazione terroristica (l’11 settembre è del 2001), ma è presente, non solo nel protagonista. nei volti e nei comportamenti di Erin, della sua famiglia e delle persone che vediamo nei momenti di vita comune, vediamo una convincente consapevolezza verso un destino da controllare secondo ogni possibile capacità civile. Il teatro è il mondo, non c’è retorica. La coppia Jeff-Erin rischia di non farcela ma le difficoltà, anche le più disagevoli, vengono affrontate con apertura, franchezza e impegno sentimentale. Per chiudere, Jeff Bauman celebrerà la propria rinascita, con il semplice “primo lancio” della palla in una partita di baseball, plaudente lo stadio gremito di una folla più felice dell’atto che del trionfo simbolico. [Festa del cinema di Roma 2017, Selezione Ufficiale]

Franco Pecori

Print Friendly

4 luglio 2018