La complessità del senso
19 10 2017

Sicilian Ghost Story

Sicilian Ghost Story
Regia Fabio Grassadonia, Antonio Piazza, 2017
Scenaggiatura Fabio Grassadonia, Antonio Piazza
Fotografia Luca Bigazzi
Attori Julia Jedlikowska, Gaetano Fernandez, Corinne Musallari, Andrea Falzone, Federico Finocchiaro, Lorenzo Curcio, Vincenzo Amato, Sabine Timoteo, Filippo Luna, Nino Prester, Baldassarre Tre Re, Rosario Terranova, Gabriele Falsetta, Vincenzo Crivello, Corrado Santoro.

Scelto come film d’apertura della Semaine de la Critique, a Cannes 2017, il secondo film di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (Salvo è 2013, premiato alla Semaine e Nastro d’Argento per la fotografia di Daniele Ciprì), insiste sul tema della mafia e sulla scelta di una poetica di sogno, con la quale, paradossalmente, rafforza l’idea di una distanza purtroppo “quasi-incolmabile” tra realtà triste e istanza di giuste soluzioni. Il riferimento è storico ed è ricordato nei titoli di coda: Giuseppe Di Matteo fu sequestrato per 779 giorni e poi sciolto nell’acido l’11 gennaio 1996 dal capomafia Giovanni Brusca. I fatti sono trattati anche direttamente, ma è evitato lo stile del thriller “tratto da una storia vera”, gli autori preferiscono dare il senso fiabesco di una possibilità di riscatto umano dall’infernale legge dominante nei contesti che ormai tutti possono intuire anche dalle cronache quasi quotidiane. Il “sogno” di una vita diversa, libera dalle catene mafiose, dove ci sia posto per l’amore sincero dei giovani e il futuro sia liberato dagli incubi delle “prigionie”, è affidato alla “ribellione” della tredicenne Luna (Julia Jedlikowska), innamorata del compagno di scuola Giuseppe (Gaetano Fernandez), la quale vede misteriosamente scomparire il suo fidanzatino e ne insegue le tracce in un viaggio “interiore”, contro l’omertà del piccolo paese siciliano in cui vive. I boschi, il lago, il mare, il nascondiglio/tomba, i suoni di una natura in parte rivelatrice e in parte nemica, insomma il paesaggio evocativo di una ricerca interiore, molto sentimentale e pura nei ragazzi e molto crudele e mostruosa negli adulti/orchi che condizionano le vite delle famiglie e massacrano le aspirazioni alla normalità. Il film nel suo complesso si frappone e si oppone a una normalità rifiutata, all’atrofia abitudinaria dei codici espressivi che hanno via via reso inefficace un certo realismo impegnato italiano, spegnendosi nel tra-tran sempre più televisivo. Grassadonia e Piazza non si tirano fuori dal cinema di genere (ghost story), ma ne esasperano le contraddizioni, esponendone quasi spudoratamente le “semplificazioni”, tanto che in più di un passaggio la forma narrativa e soprattutto la recitazione assumono un andamento del tutto “elementare”. Eccesso di novità, si direbbe. Eccessiva risulta, in funzione del senso della metafora, la dilatazione dei tempi delle inquadrature, specialmente quando si tratta di legare le singole espressioni degli attori con i rimandi alle situazioni evocative.  Si rischia di sforare nel film d’arte virgolettato.

Franco Pecori

Print Friendly

18 maggio 2017