La complessità del senso
24 04 2024

C’è ancora domani

C’è ancora domani
Regia Paola Cortellesi 2023
Sceneggiatura Paola Cortellesi, Furio Andreotti, Giulia Calenda
Fotografia Davide Leone
Attori Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Romana Maggiora Vergano, Emanuela Fanelli, Giorgio Colangeli, Francesco Centorame, Vinicio Marchioni.

10 Giugno 1946, la popolazione italiana sceglie la Repubblica contro la Monarchia. Svolta epocale, importante il voto delle donne. Nel 2023, Paola Cortellesi, attrice acclamata degli anni Duemila sul versante commedia, trionfante in Tangenziale (2017), ora esordiente nella regia, guarda a quei momenti con aggiornata leggerezza, che nulla toglie alla tematica di fondo, del riscatto femminile, ancora perseguibile e da perseguire, nel tessuto sociale, della famiglia, del lavoro, dei rapporti morali e del costume di vita. C’era e c’è ancora domani. Degnissima riproposta. Facile la trama del film. Siamo a Roma, quartiere Testaccio. Delia (Cortellesi), madre di due bambini e di Marcella (Maggiora Vergano), ragazza da matrimonio, subisce le violenze casalinghe del marito Ivano (Mastandrea), figlio del Sor Ottorino (Colangeli), maestro inossidabile di tracotanza maschilista. Famiglia perfetta di popolare e legittima aspirazione al gradino. Ivano vede in Marcella la sposa ideale del figlio del bottegaio di quartiere. Delia trova conforto nell’attrazione segreta per Giulio (Marchioni), operaio destinato all’emigrazione interna, e nell’amica Marisa (Fanelli), sponda preziosa per il giusto riscatto dei ruoli, umani, sociali, civili. Le vie della città sono ancora occupate dalla sorveglianza americana. Un giovane soldato di pelle nera offre comprensione, cioccolata e aiuto. Un 10 Giugno arriverà, e ancora oggi c’è ancora domani. Quanto al cinema, il Bianco & Nero di Davide Leone non è quello del ’45 – di Ubaldo Arata, Vincenzo Seratrice, Carlo Carlini, Carlo Di Palma, Gianni Di Venanzo (il team di Roma, città aperta di Rossellini). Morbido e quasi sfumato, lo schermo della Cortellesi accoglie la spiritosa contaminazione del surreale (si pensi agli acumi violenti di Ivano con Delia avvolti e “incartati” in nuvolette danzanti e motivetti d’epoca alla “Parlami d’amore Mariù” (Gli uomini che mascalzoni, Vittorio De Sica con Lya Franca, 1932). Cose da intenditori. E tutta la buona prima metà del film è scritta e tagliata con grandhotellesca “semplice” trasparenza, a richiamo di un’epoca passata e tuttora “a venire”. A domani. Neorealismo disponibile, s’il vous plait.

Franco Pecori

 

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26 Ottobre 2023