La complessità del senso
18 08 2019

Il viaggio di Yao

Yao
Regia Philippe Godeau, 2018
Sceneggiatura Agnès de Sacy, Philippe Godeau, Kossi Efoui
Fotografia Jean-Marc Fabre
Attori Omar Sy, Lionel Basse, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Alibeta, Gwendolyn Gourvenec.

Yao (Lionel Basse, di una bravura sorprendente) è un tredicenne africano, uno dei tanti ragazzini innamorati della lettura e vogliosi di imparare com’è il mondo; vive nel nord del Senegal, per lui e per i suoi piccoli amici un quaderno e un libro sono cose preziose, purtroppo soggette anche a divenire pasto casuale delle capre. Quando viene a sapere che il famoso attore francese Seydou Tall (Omar Sy Quasi amici 2011, Famiglia all’improvviso 2016) ha scritto un libro e va Dakar per presentarlo, Yao non ci pensa due volte a organizzare una lunga fuga, scappando da casa, per raggiungere la città. Il caso vuole che proprio Seydou resti deluso dal mancato appuntamento con il proprio figliolo che avrebbe voluto portare con sé (problemi con la moglie, separazione in corso). Così, per caso, si forma la coppia protagonista del film: Seydou riaccompagnerà Yao nel viaggio di ritorno. E vedremo che un bambino può aiutare a crescere non solo i suoi piccoli compagni di villaggio bensì anche un attore/scrittore divo, grande e grosso, aperto all’esperienza, anche in un viaggio verso le proprie origini, usanze e miti da non seppellire. Di sequenza in sequenza, discretamente, senza sottolineature e con grande naturalezza, il regista (già apprezzato per film come Le dernier puor la route – storia di un alcolista che vuole disintossicarsi, 2009) scopre insieme a noi che il viaggio di Yao e di Seydou è un viaggio alla ricerca del senso, nel passaggio attraverso strati di civiltà, memorie culturali, depositi di sentimento e di sensazioni. La coppia trova armonia e intesa, fa incontri e attiva riflessioni. Soprattutto due donne sono importanti. La prima è Gloria, la cantante Fatoumata Diawara nella parte di un’artista girovaga, sapiente e generosa, capace di vivere una sensazione coinvolgendo l’attore affermato in un momento di piacere discreto e non involutivo. L’altra è l’anziana Tanam (la coreografa Germaine Acogny). Arrivato al suo villaggio di origine (dove si ripropone seriamente di tornare poi con suo figlio), Seydou s’incanta (e noi con lui) assistendo alla danza-preghiera agli antenati che magistralmente Tanam esegue per lui sulla riva del fiume, in un quadro notturno coinvolgente in dimensione anche storica. L’africano “nero fuori e bianco dentro” – così Yao vede spiritosamente la figura del suo idolo – prende atto che qualcosa d’importante è successo. “Il destino è dio che passeggia in incognito”, dicono al villaggio.

Franco Pecori

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4 aprile 2019