La complessità del senso
22 06 2017

Party Girl

film_partygirlParty Girl 
Regia Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Theis, 2014
Sceneggiatura Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Theis
Fotografia Julien Poupard
Attori Angélique Litzenburger, Joseph Bour, Mario Theis, Samuel Theis, Séverine Litzenburger, Cynthia Litzenburger, Chantal Dechuet, Alyssia Litzenburger, Nathanaël Litzenburger, Meresia Litzenburger, Sébastien Roussel, Vincenza Vespa.
Premi Cannes 2014, Un certain regard: Caméra d’Or.

Tre amici provenienti dal corto e medio metraggio debuttano nel lungo con una storia letteralmente presa dalla vita. Angélique Litzenburger, brava protagonista, recita la parte di se stessa e ci invita a passare con lei il momento di svolta che si è trovata a risolvere quando, per l’età ormai matura (60 anni) e per la mancanza di clienti, ha dovuto salutare le compagne di lavoro nel cabaret alla periferia di Strasburgo. Donna dal carattere forte, capace di conservare in sé slanci appassionati e gusto del vivere, Angélique riceve proprio ora la proposta di matrimonio di uno dei frequentatori del locale. Michel (Joseph Bour), più che un cliente è divenuto un amico e la donna non è nemmeno tanto meravigliata delle sue intenzioni, tuttavia il proprio carattere generoso ed esuberante la consiglia di prendersi un momento di riflessione. La proposta è comunque l’occasione per riavvicinare a sé i figli e ritrovare la dimensione famigliare che negli anni si era andata disperdendo. Tutti sembrano contenti dell’opportunità offertasi ad Agélique e lei stessa finisce per convincersi di accettare la proposta di Michel. La bravura dei registi sta nel mantenere, raccontando “da vicino” (molta camera a mano e una buona dose di improvvisazione) la quotidianità dei personaggi e soprattutto della protagonista, lo spessore ambiguo (non è una parolaccia) del loro vissuto. Efficace in tal senso l’uso del montaggio, con tagli spesso ellittici che bloccano il flusso dell’azione e rinviano ad una discrezione contenutistica implicita. Forse un po’ troppo estesa la parte della preparazione alla cerimonia del matrimonio, quando la regia sembra lasciarsi prendere da un gusto piuttosto documentario, ma bello il finale “esistenzialista”, che recupera senza didascalie la ragione interna della passione unica di Angélique, il suo amore per la vita libera.

Franco Pecori

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25 settembre 2014