La complessità del senso
17 12 2017

Pazze di me

Pazze di me
Regia Fausto Brizzi, 2012
Sceneggiatura Fausto Brizzi, Marco Martani, Federica Bosco
Fotografia Marcello Montarsi
Attori Francesco Mandelli, Loretta Goggi, Chiara Francini, Claudia Zanella, Marina Rocco, Valeria Bilello, Lucia Poli, Paola Minaccioni, Maurizio Micheli, Gioele Dix, Flavio Insinna, Margherita Vicario, Alessandro Tiberi, Pif, Edy Angelillo.

In epoca di “soliti idioti”, chi oserebbe contraddirlo? Fausto Brizzi dice che Federica Bosco è «la scrittrice femminile per eccellenza in Italia» e che Loretta Goggi è «la migliore attrice italiana». Noi non osiamo. E anzi pensiamo fosse giusto che il regista romano – stufo di cinepanettoni di cui è stato coautore,  saturo di incubi da esami di maturità e di confronti andata-ritorno tra generi di razza umana – pensasse di meritarsi finalmente la miglior penna. La Bosco si è concentrata e ha sfornato una sceneggiatura perfetta, tanto che poi l’ha utilizzata per scriverci un libro. Fantastico: per una volta, non un film da un libro, ma l’inverso. Il cerchio si chiude. E cosa c’è all’interno del cerchio? Una famiglia italiana. Tante grazie, direte voi. Ma guardate bene, ché si tratta di una famiglia non tanto normale. Inizialmente la situazione appare confusa, poi con un po’ di pazienza, salterete l’introduzione diaristico-fiolosofica con voce fuori campo del protagonista – per dire che qui siamo in ambito anticonformistico non nocivo: «Se c’è una cosa che detesto sono i proverbi…» – e presto, assuefatti come sarete al ritmo frenetico dei quadretti in brodo situazionale, vi immergerete beati in un “teatro dell’assurdo” del tutto tranquillizzante. Assurdo, ma tanto somigliante alla vita di tutti i giorni. E però, state sicuri che, alla fine, il quadro si ricomporrà secondo criteri di normalità confacenti alla tolleranza e al rispetto delle regole consolidate. Si può dire che, in sostanza, il contenuto, si racchiude in una sola espressione essenziale, un po’ volgare ma efficace (ci si perdoni la citazione): «Da adesso…sono cazzi tuoi!». Lo dice il papà (Flavio Insinna) di Andrea (Francesco Mandelli) al proprio bambino, scuotendolo dalla prima infanzia e andando via da casa per sempre. Da quel momento Andrea sarà l’unico maschio nella famiglia composta da sei femmine: Vittoria (la mamma Loretta Goggi), Beatrice, Veronica e Federica ( le tre sorelle, Chiara Francini, Claudia Zanella, Marina Rocco), Matilde (la nonna Lucia Poli) e la badante Bogdana (Paola Minaccioni). Più il cane bulldog, femmina. La frase del papà in fuga si rivelerà esattamente profetica. La rassegna dei caratteri, la loro qualità estrema e “normale” (ecco l’umorismo) sarà di per sé sufficiente a tracciare i confini del paradosso in cui si trova immerso il povero Andrea, il quale crescendo fino all’età del fidanzamento viene segnato dalle relative fasi della “pazzia” parentale, fino al punto di provare a fingersi orfano e solo per avere la possibilità di un amore. Non andremo nei dettagli, ciascuna femmina di famiglia avrà i suoi problemi anche gravi, non ultima la mamma Vittoria, prigioniera di una narcisistica rigidità deliziosamente rappresentata dalla immedesimatissima Goggi. E al momento della chiusura, il giovanotto Andrea farà appello all’acquisita (per forza!) saggezza, trasferendo sul maschietto atteso a breve da Federica la facile e terribile profezia: «Sono c…. tuoi». Già, perché la famiglia non s’è mica sciolta: ha provveduto Andrea a rattoppare, ricucire, ricomporre le stranezze e le pazzie femminili in una macchina ben oleata che, vedrete, nonostante tutto funzionerà a meraviglia. Brizzi sembra vedere il futuro quando dice che «questo film avrebbe benissimo potuto intitolarsi Mascio contro femmine».

Franco Pecori

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24 gennaio 2013