La complessità del senso
28 06 2017

Silent Hill: Revelation 3D

Silent Hill: Revelation 3D
Michael J. Bassett, 2012
Fotografia Maxime Alexandre
Adelaide Clemens, Kit Harington, Sean Bean, Radha Mitchell, Deborah Kara Unger, Carrie-Anne Moss, Malcolm McDowell, Martin Donovan, Erin Pitt, Heather Marks.

Mettiamo che uno spettatore non abbia mai giocato con la serie di videogiochi che hanno ispirato l’inglese Michael J. Basset  per la regìa di questo e di altri film,  come Solomon Kane (2009) – prima del cinema, dicono le biografie, Basset è stato amante della campagna e della natura. Non gli verrà certo in mente, allo spettatore, di farsi una cultura sui mostri che popolano la città fantasma di Silent Hill. Testa a Piramide? Lo sanno tutti che quell’essere imponente è al servizio di un potere più alto? E le infermiere? Sarà così ovvia la ferocia con cui, mentre sembrano così sexy e vistose, attaccano chi passa dalle loro parti? E quella specie di ragno fatto di tanti manichini, a chi somiglia veramente? Per non parlare della Missionaria: le sue lame assassine devono avere un’origine misteriosa nella mente del suo creatore. Cercando nel subconscio, il suo prima di tutto, Basset avrà avuto delle visioni certamente, ma quando parla di Bosch, Goya e perfino di Dante – lo fa per aiutare noi a muoverci con disinvoltura per le vie di Silent Hill – viene il sospetto che non dica la verità. Comunque sia, non vogliamo porci il problema delle competenze specifiche di una fruizione che non è prescritta e non lo deve essere, quindi andiamo nel buio a scoprire la Rivelazione tridimensionale, disponibili a farci infilsare – come difatti avverrà – direttamente negli occhi da armi che non abbiamo voluto noi ma che a volte ci piacciono tanto. Manichini, cancelli, ferraglia dappertutto… un percorso, ci dev’essere un percorso privilegiato nonostante il mondo nemico. Una madre morì per salvare la figlia in un incidente… sarà vero? Il padre se la vede ritornare e invece “loro” vogliono riprendesela. Ma quale figlia? figlia chi? Non c’entrerà mica, proprio lei, con quell’Alessa tutta perfettamente maligna… Heather, Alessa… Adelaide Clemens – lei la riconosciamo, recitava in Vampire (Shunji Iwai, 2011) e in Mad Maz: Fury Road (George Miller, 2012), ma ora è così cambiata. Dobbiamo superare lo spaesamento che provoca questa fissazione del regista di confrontare il gusto della paura davanti al videogioco con il nervoso che ti prende quando sei seduto nel cinema. Ma non è chiaro! Il progetto di Christophe Gans, il regista del primo film su Silent Hill (2006) era più facilmente aspirabile. Una cosa è sicura, sarà bene non uscire da quest’inferno, fuori c’è caso che siamo attesi da situazioni peggiori. Heather Mason deve quasi averlo intuito.

Franco Pecori

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31 ottobre 2012