La complessità del senso
18 12 2017

Deepwater – Inferno sull’oceano

film_deepwaterDeepwater Horizon
Regia Peter Berg, 2016
Sceneggiatura Matthew Sand, Matthew Michael Carnahan
Fotografia Enrique Chediak
Attori Mark Wahlberg, Dylan O’Brien, Kate Hudson, Ethan Suplee, Kurt Russell, Gina Rodriguez, John Malkovich, Brad Leland, Joe Chrest, J.D. Evermore, James DuMont, Garrett Hines, David Maldonado, Stella Allen, Henry Frost, Garrett Kruithof, Jeremy Sande, Robert Walker Branchaud, Jason Kirkpatrick, Douglas M. Griffin, Jonathan Angel, Michael A. Howell.

Peter Berg, regista eclettico che passa con disinvoltura da un genere all’altro – Cose molto cattive (commedia 1999), Hancock (azione 2008), Battleship (fantascienza/gioco 2012) – propone stavolta un catastrofico semiortodosso, con qualche punta di critica politico-aziendale. La catastrofe a cui si riferisce accadde il 20 aprile 2010, nel Golfo del Messico, al largo della costa della Louisiana. La Deepwater Horizon, piattaforma trivellatrice semisommergibile per l’estrazione del petrolio, andò completamente distrutta, a causa di una devastante esplosione e del conseguente incendio in cui rimasero intrappolate, tra crolli e fiamme, le 126 persone impegnate nel turno di lavoro. Il disastro provocò 11 vittime e il più grave disastro ambientale, con 50 mila barili di greggio riversati in mare. Il racconto è impostato secondo la classica successione di seguenze del genere: l’introduzione con la normale vita quotidiana dei personaggi che si apprestano a recarsi al lavoro, la famiglia, gli amici, i progetti per il futuro prossimo; man mano, qualche dettaglio sa di premonizione ma per il momento tutto sembra filare liscio. Il primo intoppo lo avvertiamo, senza che la regia applichi speciali sottolineature, all’arrivo della squadra specializzata sulla piattaforma per il cambio turno. I lavoratori in uscita se ne vanno senza aver ricevuto ordini per alcuni controlli di sicurezza. La piattaforma è un’istallazione imponente, occupa un’area equivalente a un campo di calcio, con una torre di trivellazione alta 25 piani. La descrizione dell’ambiente di lavoro costituisce di per sé una componente spettacolare, notevole nell’economia del film. Prima che l’esplosione faccia piombare tutti nella fase infernale e più drammatica, possiamo notare la complessità del lavoro a cui è chiamato il personale specializzato. Il regista è bravo nel fornirci elementi tecnici corretti, mantenendo la giusta suspence scenica e gestendo con discrezione la componente umana. Emergono progressivamente i caratteri e le competenze dei personaggi, primo fra tutti Mike Williams (Mark Wahlberg), il capotecnico elettronico. Mike dovrà fare ricorso a tutto il proprio coraggio e a tutta la forza fisica di cui è capace per tentare disperatamente di salvare il salvabile, muovendosi tra le fiamme e i crolli, mentre anche gli altri cercano la salvezza nelle scialuppe o gettandosi in mare. Con lui si muove Jimmy Harrell (Kurt Russell), l’installation manager offshore della piattaforma. L’ostacolo principale è rappresentato dalle ragioni economiche dell’impresa. La tabella di marcia dei lavori registra sei settimane di ritardo sul completamento del pozzo, con un costo giornaliero di mezzo milione di dollari. I responsabili della BP (British Petroleum) forzano l’esecuzione dei normali lavori sul filo della regolarità dei controlli. E il disastro si rivela inevitabile. Come in ogni catastrofico, il “lieto fine” sugellerà, con la dovuta amarezza per le conseguenze ambientali, il ripristino della vita normale. Cinematograficamente, nulla di sconvolgente, ma abbiamo capito qualcosa in più su certe dinamiche della produzione industriale tra le più importanti nel mondo. Mark Wahlberg regge bene il peso del ruolo particolarmente angoscioso e l’efficacia degli effetti necessari alle scene catastrofiche resta nei limiti della verosimiglianza.

Franco Pecori

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6 ottobre 2016