La complessità del senso
26 06 2017

Tanna

film_tannaTanna
Regia Martin Butler, Bentley Dean, 2015
Sceneggiatura Martin Butler, Bentley Dean, John Collee e la popolazione di Yakel
Fotografia Bentley Dean
Attori Mungau Dain, Marie Wawa, Marceline Rofit, Chief Charlie Kahla, Albi Nangia, Lingai Kowia, Dadwa Mungau, Linette Yowayin, Kapan Cook, Chief Mikum Tainakou.
Premi Venezia 2015, Settimana della Critica: Premio del pubblico e Fedeora foto. London 2015: Premio Speciale Giuria.

Ah la società tribale! A Tanna, isola dell’arcipelago Vanuatu, nel Sud Pacifico, vi sono villaggi dove gli aborigeni vivono nella natura incontaminata secondo gli antichi costumi, cacciano con arco e frecce, si coprono con i materiali della foresta, alle falde del vulcano Yasur, la cui attività incute rispetto anche morale. Nel villaggio di Yakel nasce un amore tra la giovane Wawa e Dain, nipote del capo tribù. Il nonno tenta di convincere il ragazzo a rinunciare al matrimonio perché Wawa è stata promessa al figlio del capo di una tribù avversaria, in un patto di pace. E per dire che, in fondo, non sarà certo la prima volta di un matrimonio combinato, il vecchio saggio indica l’immagine simbolo del principe Carlo con Elisabetta d’Inghilterra! Il che dimostra, almeno, la potenza delle comunicazioni di massa. La stessa cosa potremmo dire noi – i termini referenziali li demandiamo agli spettatori del film dei due bravi documentaristi australiani, Martin Butler e Bentley Dean:  non è la prima volta, se pensiamo a Tabu, il film di Murnau e Flaherty, del 1931. Per quel mitico bianco&nero (Oscar per la fotografia di Floyd Crosby) dei primi anni del sonoro (del 1927 è The Jazz singer), si dibatté sui “paraocchi europei” nell’approccio a una realtà troppo lontana e diversa, ma il portato critico dell’espressionismo corrosivo di Murnau – tema profondo del film – andava palesemente contro l’ottimismo industriale del cinema americano. In fondo, nella storia d’amore di Matahi e Reri prevaleva il senso della trasgressione. Oggi, Tanna, nel ricordarci la vera vicenda tragica di due giovani amanti dei mari del Sud, sottolinea la data del 1987, dopo la quale i matrimoni combinati vennero aboliti nell’isola. Ma questo è il dato esterno al film. L’estetica di Butler e Dean viaggia su un altro piano e s’impone come valore in sé. In equilibrio tra storia romantica e dramma socio-antropologico, il racconto accentua la verosimiglianza delle situazioni, cercandone la correttezza “scientifica”, secondo un’ottica di necessario, anche un po’ scontato, aggiornamento culturale. Dain e Wawa scelgono l’amore. Se avessero accettato la legge del Kastom, la regola tradizionale, avremmo potuto comprenderli, certo, ma la scelta che vediamo nel film piacerà di più. Per il cinema è giusto così. E anche per la popolazione di Yakel, la quale ha collaborato alla sceneggiatura del film attraverso la partecipazione nelle singole scene, organizzate al naturale. Parla chiaro lo stesso capo-tribù: «Il film non ha modificato la nostra cultura ma l’ha rafforzata e vogliamo preservarla». Oggi la scelta è nella maggiore coscienza del rapporto natura-cultura.  [Cadidato all’Oscar 1017 come film straniero]

Franco Pecori

 

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4 maggio 2017