La complessità del senso
24 11 2020

Alice e il sindaco

Alice et le maire
Regia Nicolas Pariser, 2019
Sceneggiatura Nicolas Pariser
Fotografia Sébastien Buchmann
Attori Fabrice Luchini, Anaïs Demoustier, Nora Hamzawi, Antoine Reinartz, Léonie Simaga.
Premi Cannes Quinzaine des Réalisateurs 2019: Premio Label Europa Cinemas.

Paul Théraneau (Fabrice Luchini), sindaco di Lione, ha guidato la città in modo brillante per alcune legislature. Viene da un lungo impegno socialista e ora sembra essergli passata la voglia, o forse ha esaurito le idee necessarie per una conduzione “moderna”. Si avvicinano nuove elezioni e Paul mostra stanchezza e perfino noia. Un team di esperti, soprattutto nelle tecniche della comunicazione, cerca di sostenerne le fatiche, ma niente: la macchina s’è inceppata. Così, appena si presenta l’occasione Théraneau accetta l’aiuto della trentenne Alice (Anaïs Demoustier), laureata in lettere con propensione filosofica, la quale mostra subito preziosa attitudine come collaboratrice “diretta” nel suggerimento di “idee”. La materia è in sé complessa, di non facile definizione, ma i primi suggerimenti si mostrano a Paul più che efficaci e la “trovata” sembra funzionare. E però qualcosa ci dice che il progetto potrebbe rimanere a mezz’aria. La regia di Nicolas Pariser (Le Grand Jeu 2015, non uscito in Italia) sembra come lasciar fare,  di proposito non intervenendo sugli intrighi oggettivi della vicenda politica e lasciando agli interpreti la sottolineatura del senso. La sensazione viene esattamente dal contributo che al tema danno i due attori protagonisti. Alice, non a caso la figura di una trentenne, è una donna intelligente e preparata, sufficientemente già esperta in “delusioni” verso i contatti con un mondo in evoluzione preoccupante nel senso di una poco cosciente tecnocrazia. E Paul, maturo socialista segnato da un vissuto culturale e politico che lo ha portato a trapassare l’epoca dei traguardi ideali verso una progettualità maggiormente attenta alle realizzazioni “pratiche” per una migliore vita dei cittadini. L’unione dei due è destinata forse a restare sospesa proprio tra il “fare” e le “idee”, simbolo di una situazione di passaggio storico che riguarda un po’ tutti i contemporanei, specialmente nella parte “sinistra” della cultura e della politica. Diremmo del linguaggio, se ci potessimo permettere di dare alla parola un senso il più teoreticamente esteso. Perfette le interpretazioni dei due attori. Giustissima la Demoustier nell’esprimere tutta la contemporanea consapevole fermezza nell’inevitabile turbamento storico e situazionale; incommensurabili acume e leggerezza di Luchini anche nel mantenere il filo che lega questo sindaco di Lione al precedente sindaco, monarchico-socialista, del paesino della Vandea dove un albero secolare avrebbe dovuto far posto alla costruzione di una grande e funzionale mediateca (L’albero, il sindaco e la mediateca, Eric Rohmer, 1993). Un quarto di secolo sembra essersene andato come niente fosse. [Designato Film della Critica. dal Sindaco Nazionale Critici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

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6 febbraio 2020