La complessità del senso
18 12 2017

Troppo amici – Praticamente fratelli

Tellement proches
Éric Toledano, Olivier Nakache, 2009
Fotografia Rémy Chevrina
Vincent Elbaz, Isabelle Carré, François-Xavier Demaison, Audrey Dana, Omar Sy, Joséphine de Meaux, Jean Benguigui, Max Clavelly, Lionel Abelanski, Renée Lecalm, Catherine Hosmalin.

Secondo invito all’approvazione simpatica da parte della coppia di registi già trionfatori al botteghino nel 2011 in Francia e lo scorso febbraio in Italia con Quasi amici. Spiritosi e discreti, impertinenti e non corrosivi, Éric Toledano e Olivier Nakache attingono al pozzo della vita vissuta per darcene assaggini piccanti e digeribili con sorriso. I “nervosismi” dei bambini d’oggi capaci di non fermarsi un momento e di “distruggere” la propria casa e quella dei parenti, il razzismo diffuso e vistoso ma “inconsapevole” di quasi tutti per esempio verso un medico di colore, le frustrazioni sessuali delle cognate nubili, la “perfezione” miniborghese dei cognati succubi di mogli socievolmente rigide e di figliette divorate dal narcisismo… Tutto questo può capitare addosso a uno “scapestrato” – sfortunato più che altro – come Alain (Vincente Elbaz), sposato sì ma scontento, forse lui stesso più della moglie Nathalie (Isabelle Carré), della propria vita inconcludente in cui non ha saputo andare oltre la giovanile esperienza di animatore di villaggi turistici. La famigliola, bimbo-peste compreso, va a cena da Jean-Pierre, fratello di Nathalie, il cognato succube di cui sopra. Succederà di tutto. Ciascuno è troppo diverso dall’altro e troppo legato alle piccole autocostrizioni della quotidianità convenzionale per non soffrire della forzosa contiguità. E’ lo specchio della società intera? No, ci mancherebbe: è soltanto un quadretto, però ambizioso, che quasi ci convince di considerare più in generale i caratteri di quella compagnia. Non solo, ma alla fine ci dice anche che certe diversità si superano, ne sarà valsa la pena se al dunque la riconquistata “armonia” servirà a una vita tranquilla e passabile. La bravura dei registi sta soprattutto nella gestione millimetrica dei tempi stretti e guizzanti del montaggio, le scenette sono tagliate con un ritmo “elettrico” che blocca l’eventuale risata sul far del sorriso offrendo subito un altro bocconcino succoso al palato dello spettatore affamato di usuali riconoscimenti. La possibilità di riconciliarci anche noi, come i protagonisti del film, con la nostra quotidianità spigolosa non ci potrà dispiacere. Del tutto convincenti anche gli attori, dal contegno brillante e mai stanchi di ripetere una gag, di sottolineare con la dovuta maniera ogni passaggio comico.

Franco Pecori

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6 dicembre 2012