La complessità del senso
18 10 2017

Ti guardo

film_tiguardoDesde allá
Regia Lorenzo Vigas, 2015
Sceneggiatura Lorenzo Vigas
Fotografia Sergio Armstrong
Attori Alfredo Castro, Luis Silva, Jericó Montilla, Catherina Cardozo, Marcos Moreno, Jorge Luis Bosque, Jeralt Jiménez, Felipe Massiani, Buffer Camacho, Ivan Peña, Greymer Acosta, Joretsis Ibarra.
Premi Venezia 2015: Leone d’Oro.

Desde allá, da lontano, non indica una distanza metrica, piuttosto suggerisce una lettura profonda del difficile rapporto tra due uomini, a Caracas. L’anziano benestante Armando vive solo, è molto riservato, quasi non parla, vede raramente la sorella con la quale condivide un segreto – s’intuisce un odio – che riguarda il loro padre. Eder è un ragazzo di strada, tutto energia istintiva. Armando è solito adescare giovani, li porta a casa sua e li paga per guardare i loro corpi mentre si masturba. Eder è uno di loro. Si ribella violentemente, ma poi, viene attratto non solo dai soldi di Armando bensì da un vago sentimento sintetizzabile nello schema figlio-padre. Circoscritto in una lineare tematica di omosessualità, il film dell’esordiente Lorenzo Vigas risulterebbe impoverito di componenti contenutistiche e formali. L’occhio attento del regista viene anche attratto dal contesto ambientale in cui i personaggi si muovono, tempi e spazi dell’azione coincidono con i movimenti e col comportamento dei due protagonisti, osservati e pedinati durante il formarsi della loro storia “proibita”. Viene in mente Pasolini, ma l’accostamento rischia di essere superficiale, la forma è molto diversa. Vigas ha parlato di Michael Haneke e di Robert Bresson. Di sicuro l’azione contiene molto non-detto, ma ci sembra lecito pensare anche a Michelangelo Antonioni, in quanto si tratta di un non-detto che implica il tipico sguardo dell’autore della trilogia L’avventura-La notte-L’eclisse verso una realtà considerata secondo una “parità” oggettuale. L’ “incomunicabilità” di Antonioni si riferiva alla difficoltà dei rapporti socio-culturali negli anni a cavallo tra i ’50 e i ’60 del secolo scorso, ora la distanza tra Armando ed Eder è una tensione che si trasforma in indicibile attrazione fisica, una calamita i cui poli non prescindono da fattori circostanziali e i cui esiti accolgono confluenze non strettamente psicologiche. E’ l’occhio della cinepresa che mostra le sue imprescindibili capacità istitutive, di “ristrutturazione” tendenziale del mondo, prima e al di là dei generi. Non possiamo raccontare qui l’ “atto d’amore” finale che Eder regala ad Armando, ne indichiamo il valore incisivamente metaforico.

Franco Pecori

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21 gennaio 2016