La complessità del senso
18 12 2017

Di nuovo in gioco

Trouble with the Curve
Robert Lorenz, 2012
Fotografia Tom Stern
Clint Eastwood, Amy Adams, Justin Timberlake, John Goodman, Chelcie Ross, Robert Patrick, Matthew Lillard, Ed Lauter, Clifton Guterman, Matt Bush, Bob Gunton, George Wyner, Scott Eastwood, Ricky Muse, Carla Fisher.

Metafora del cinema di Clint Eastwood. La figura del cercatore di talenti sportivi (qui parliamo del baseball), còlto nella fase ultramatura e nella sua irriducibile istanza di vitalità, fa pensare all’Eastwood attore e cineasta che, dopo l’ineguagliabile “conclusione” di Gran Torino (2008), torna sul set e si rimette in gioco per celebrare la vittoria di Mandela anche sul campo di rugby (Invictus 2009). E conferma, ora, che il senso del successivo Hereafter (2010) non era tanto la questione dell’aldilà quanto un tentativo di raffigurare le rappresentazioni che dell’aldilà si hanno nei diversi momenti della vita, specie quando veniamo sorpresi dalla morte. Di nuovo in gioco, Eastwood si rafforza nell’idea che il proprio lavoro di “scout” non è finito e che il suo genio può dire ancora qualcosa nel disegno di un cinema equilibrato e non stantio né inutilmente sperimentale. Gus Lobel è capace di valutare la bravura del battitore dal rumore della mazza da baseball, la vista lo sta abbandonando ma egli confida nella sua grande esperienza per resiste ai tentativi di scalzarlo dall’incarico di “scout” degli Atlanta Braves. E’ abituato a girare da solo per i campi di baseball, specialmente dopo la morte della moglie, e non nega di aver trascurato i rapporti con la figlia Mickey (Amy Adams). Sarà invece proprio lei, giovane avvocato in rampa di lancio ad Atlanta, ad affiancarlo in un’ultima missione nel Nord Carolina. La ragazza ha preso dal padre la passione per il baseball e anche la competenza. Il viaggio le servirà a recuperare la strada maestra della vocazione autentica. Non del tutto secondario sarà l’incontro con Johnny (Justin Timberlake), rivale “non pericoloso” di nuova generazione e interessato piuttosto alla carriera di cronista sportivo. Robert Lorenz è al suo primo film da regista, ma conosce il cinema da produttore di grandi film – Mystic River, Million Dollar Baby, Flags of Our Fathers, Lettere da Iwo Jima, Changeling, Gran Torino e i lavori successivi con Eastwood. L’affiatamento con il quale è percepibile nella fluidità del racconto e dell’integrazione tra scene, personaggi e visione morale. Se abbiamo in testa una figura complessiva di Eastwood, Amy Adams ci sembrerà essere veramente la figlia. Ciò non è poco e lascia passare qualche “spiegazione” di troppo a livello di sceneggiatura e un avvio dell’azione non proprio scattante.

Franco Pecori

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29 novembre 2012