La complessità del senso
18 12 2017

Una vita da gatto

film_unavitadagattoNine Lives
Regia Barry Sonnenfeld, 2016
Sceneggiatura Gwyn Lurie, Matt R. Allen, Caleb Wilson, Daniel Antoniazzi, Ben Shiffrin
Fotografia Karl Walter Lindenlaub
Attori Kevin Spacey, Jennifer Garner, Robbie Amell, Cheryl Hines, Mark Consuelos, Malina Weissman, Christopher Walken.

Essere gatto è il problema di Tom Brand (Kevin Spacey). Tom è miliardario, ha molto da fare – è fissato con la costruzione di un suo grattacielo che dovrà battere almeno di 18 metri in altezza l’edificio della concorrenza – e non riesce più a tenere abbastanza vivi i rapporti con la moglie Lara (Jennifer Garner) e con la figlia Rebecca (Malina Weissman). Tema consunto per il cinema, ma in America la vita a livello medio/alto (il target, come da regola pubblicitaria, è ovviamente più basso) è ancora alquanto diversa dalla nostra, specie se riferita al rapporto delle persone con gli animali domestici. E così, Barry Sonnenfeld (La famiglia Addams 1991, Get Shorty 1995, Men in Black 1997, Vita da camper 2006) con la sua squadra di sceneggiatori ha pensato che una chiave risolutiva poteva essere l’inserimento di un gatto, non solo nella casa dei Brand bensì in una fusione “innaturale” con lo stesso protagonista. Un incidente riduce in coma Tom proprio mentre ha deciso, lui che gli animali non li ama e specialmente i gatti, di regalare alla piccola Rebecca un bel micio pelosone. Nel momento dell’acquisto, Tom non si è reso ben conto del personaggio, il venditore di animali, con cui aveva a che fare. Ma noi sì, abbiamo rivisto nella faccia di Felix Perkins il Christopher Walken di film come Il cacciatore (Michael Cimino, 1978), Prova a prendermi (Steven Spielberg 2002), Man on Fire (Tony Scott 2004), Romance & Cigarettes (John Turturro 2005), 7 Psicopatici (Martin McDonagh 2012) e abbiamo intuito che il destino del protagonista sarebbe presto cambiato. Del resto, nemmeno la maschera di Kevin Spacey coincide troppo precisamente con quella dell’attore di commedia brillante, tutt’altro: I soliti sospetti (Brian Singer 1995), American Beauty (Sam Mendes 1999). Tale accoppiata di figure a contrasto sposta ed esalta il valore della commedia casalinga tipica americana e ne fa il prodotto di una strana provocazione cinematografica. L’anima di Tom s’infila nel corpo di Mister Fuzzypants e nella fusione i due mondi non trovano armonia, entrambi, l’animale e l’uomo, avvertono un grosso disagio. Costretti a riadattare i rispettivi codici di comportamento, non vedono l’ora di uscirne. Tuttavia, lo scambio di situazioni e di “personalità” produce anche reciproche diversità nei rapporti con oggetti e persone, tanto che Tom potrà rendersi conto di come la sua famiglia sia bendisposta e affettuosa con lui. E insomma il “mettersi nei panni dell’altro” giova a trovare pace e armonia nella vita complicata e dispersiva di persone impegnate e fin troppo indaffarate nel mondo d’oggi. Ma che bello, anche divertente, se avete in mente  un gatto quasi umano da accogliere in casa.

Franco Pecori

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7 dicembre 2016