La complessità del senso
18 10 2017

Buoni a nulla

film_buonianullaBuoni a nulla
Regia Gianni Di Gregorio, 2014
Sceneggiatura Gianni Di Gregorio, Pietro Albino Di Pasquale
Fotografia Gian Enrico Bianchi
Attori Gianni Di Gregorio, Marco Marzocca, Valentina Lodovini, Daniela Giordano, Gianfelice Imparato, Marco Messeri, Camilla Filippi, Anna Bonaiuto.

Poesia suggerita più che fatta (poieo=faccio, in greco). Le giornate di Gianni (Di Gregorio) sono un po’ tristi. Alle soglie della pensione – è impiegato nella pubblica amministrazione, si è sempre occupato di tutto e di niente -, gli arriva la notizia che dovrà rimandare di tre anni. In più, viene trasferito dagli uffici del centro di Roma in una sede periferica, oltre il raccordo anulare. La moglie separata e la figlia scalpitano per occupare il grande appartamento in cui vive da solo e gli cercano una casa nuova, più piccola e più vicina al nuovo ufficio. Gustosa la “presentazione” che ne fa il sensale. Abituato a stare da solo e a fare il quotidiano percorso a piedi (come fosse La Grande Tristezza) fino al lavoro, Gianni non cede, ma la nuova destinazione lavorativa deve accettarla. Nella modernissima e glaciale struttura sul limitare della metropoli l’attende un nuovo capufficio dal carattere perfido (Gianfelice Imparato). Sprovveduto nell’uso delle nuove tecnologie, il nostro eroe è spaesato e rassegnato a convivere con persone di cui deve imparare a conoscere i caratteri. Accanto al lui siede Marco (Marzocca), arrendevole all’attrazione fisica di Cinzia (Valentina Lodovini), la collega della scrivania di fronte che non ha voglia di far niente e lo sfrutta scaricando su di lui, timido e quasi-stupido nella propria bontà, tutti i lavori che le vengono assegnati. Ma soprattutto c’è da affrontare la direttrice (Anna Bonaiuto), affamata di novità e di sottomissioni al limite del ridicolo. Per Gianni la vita rischia di farsi impossibile. Dovrà in qualche modo uscire dalla situazione imbarazzante che gli sta togliendo, giorno dopo giorno, quell’autonomia privata e nascosta in cui si era rifugiato per tanti anni e sulla quale contava per proseguire nell’ultima fase dell’esistenza. Ma qualcosa cambia. Insensibilmente e però in maniera decisiva, l’uomo ritrova uno scatto d’energia. Aggrappandosi alla carica ironica che è la parte forse più significativa del proprio carattere, Gianni attenua la sua “bontà” e decide di pensare in maniera più egoistica, anche sulla spinta dell’amico Raffaele, dentista e insomma medico di famiglia. Conquistata la simpatia della direttrice, lucidamente aggirata con forme appropriate di servilismo (il vassoio con la colazione, il cagnolino da portare a spasso), è poi decisivo l’incontro con Marta (Daniela Giordano), la sorella di Marco, la quale gli trasmette un feeling che si rivelerà irresistibile. Destinato alla sconfitta totale sembra Marco, incapace di ribellarsi al proprio stato di sottomissione verso la vita in generale. Ma l’uomo è buono e simpatico, avrà alla fine il compenso affettivo che si merita. Continua la gestione modale del sottotono, secondo la quale Di Gregorio ha strutturato la propria espressività cinematografica. La spinta iniziale (Pranzo di Ferragosto 2008), andatasi attenuando con la seconda prova (Gianni e le donne 2010), sembra essersi esaurita. Lo diciamo nel senso del premio che il Festival di Venezia volle assegnare al primo film, quel Leone del Futuro che nel nome presupponeva la fiducia della Giuria in un’evoluzione produttiva del regista. Difficile, invece, trovare ancora qui delle indicazioni di metodo riguardo a nuove possibilità di cinema. All’inverso, Di Gregorio mostra di mantenersi chiuso nel suo piccolo mondo, che non è soltanto dato dal panorama referenziale di una certa quotidianità “minore”, ma è anche l’adattamento tattico alle proprie possibilità tecniche, in un cinema fatto di piccole scene elementari, legate insieme da un faticoso sviluppo narrativo. Resta la simpatia umana per il personaggio, “cinematografaro” di altri tempi, testimone di un finale mascherato da rinascita, inutile ridondanza di una poeticità irrealizzata. [Festival Internazionale del Film di Roma, linea Gala]

Franco Pecori

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23 ottobre 2014