La complessità del senso
29 06 2017

La La Land

film_lalalandLa La Land
Regia Damien Chazelle, 2016
Sceneggiatura Damien Chazelle
Fotografia Linus Sandgren
Musica Justin Hurwitz
Attori Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend, J.K. Simmons, Finn Wittrock, Rosemarie DeWitt, Sonoya Mizuno, Jason Fuchs, Meagen Fay, Olivia Hamilton, Claudine Claudio, Dempsey Pappion, Zoë Hall, Callie Hernandez, Josh Pence, Jessica Rothe, Hemky Madera, Jordan Ray Fox, Anna Chazelle.
Premi 2017 Golden Globes: film commedia/musical, Damien Chazelle reg., Ryan Gosling at, Emma Stone atr., Damien Chazelle sg., Justin Hurwitz col.son. canzone The Crown. Oscar: Damien Chazelle reg., Emma Stone atr., Linus Sandgren f., David Wasco sgr.

Musica sì, ma come, dove, quando, in che senso? La La Land, oh Los Angeles, il cinema! Sì e quale cinema? Una volta Benedetto Croce disse che un film “se si sente e si giudica bello, ha il suo pieno diritto e non c’è altro da dire”. Sì, ma come, dove, quando? Oh il jazz! Sì e quale? Il jazz è una musica che, dagli anni ’20 a oggi, quasi a ogni decennio ha avuto tali evoluzioni da farla risultare molto diversa o addirittura irriconoscibile ad un ascolto distratto o semplicemente occasionale. La stessa tecnica strumentale ha subìto trasformazioni tali che – un solo esempio – la tromba di Louis Armstrong e quella di Miles Davis possono sembrare due strumenti diversi. E nel cinema, il bacio tra Tyrone Power e Rita Hayworth, nel 1941, non è già più quello tra Rodolfo Valentino e Nita Naldi, nel 1922 (Blood and Sand). Nel film di Damien Chazelle, Sebastian (Ryan Gosling), un pianista che per l’appunto ama suonare il jazz, incontra Mia (Emma Stone), aspirante autrice/attrice di teatro “impegnato”. E per invogliarla al jazz, la invita in un locale dove un combo fa pezzi come si suonano oggi, nel post post Free Jazz, tornando indietro per il Mainstream, verso lo Swing. La La Land è un musical che in modo sofisticato, elegantissimo ed emozionalmente accattivante ripropone un genere cinematografico caduto nell’oblio (oh An American in Paris, oh Gene Kelly e Leslie Caron!). Il suono jazzistico gradito al protagonista e la danza swing di Gosling in coppia con la Stone – non perfetti, come può esserlo un revival rispetto all’originale -, si fondono in un mood uniforme che segna un esplicito trionfo del ritorno per la “Via Maestra”. Una via che forse oggi si può finalmente tornare a percorrere? Sebastian e Mia sono due sognatori, il mondo in cui realmente vivono non è fatto per l’arte che desiderano praticare. Dovranno scegliere tra sogno e realtà, ma – dice il film – le loro aspirazioni sono “legittime” per un mondo “mainstream”, di giuste e dolci libertà. Il target massmediologico, vista la forma del musical-sogno, è giustamente medio/basso. Sul piano dei “sogni” indica una corrente mediana, che conduce a soluzioni accettabili, praticabili, perfino soddisfacenti pur nella nostalgia di momenti bellissimi e purtroppo perduti. Tra il recupero di una tradizione espressiva – non solo il cinema e il mondo di Vincente Minnelli, ma ancor prima quello più spensierato di Fred Astaire e Ginger Rogers – e la lotta con le dure leggi del fare e del vivere nel mondo, Chazelle sceglie una forma di resa poetica, consolatoria per le masse grigie o comunque dignitosa per la conservazione del sentimento nell’inferno del mondo sbagliato. Tecnicamente, giù il cappello. [Film d’apertura a Venezia 2016] [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

 

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26 gennaio 2017