La complessità del senso
18 08 2019

L’uomo fedele

L’homme fidèle
Regia Louis Garrel, 2018
Sceneggiatura Jean-Claude Carrière, Louis Garrel, Florence Seyvos
Fotografia Irina Lubtchansky
Attori Laetitia Casta, Lily-Rose Depp, Joseph Engel, Louis Garrel.

Al secondo lungometraggio da regista (l’opera prima dell’ “ultimo erede della Novelle vague”, figlio di Philippe Garrel  – Les deux amis – non ha potuto non passare per Cannes, Semaine de la critique 2015), dopo una già lunga carriera da attore, Louis Garrel tratta un tema che potremmo definire: amore con riserva. Il tono ironico del titolo è consonante con la prima parte del film, commedia spiritosa e divertente. La sequenza di apertura strappa senz’altro la risata. Il dialogo tra Marianne (Laetitia Casta) e Abel (Louis Garrel) ha un impatto talmente sorprendente, soprattutto sull’uomo, dal renderci difficile il riferirne con chiarezza. Capiremo il valore retroattivo della scena e tireremo un sospiro di sollievo. Ma non avremo fatto in tempo a riprenderci che già la storia ci apparirà in una prospettiva diversa. I due furono felicemente sposati fino a che non si lasciarono, proprio per il motivo di cui al dialogo che apre il film. Ora sono appena reduci dal funerale del miglior amico di Abel, quel Paul che Marianne scelse, otto anni prima, per le seconde nozze, lasciando Abel da solo. E appunto di otto anni è l’età di Joseph (Joseph Engel), rimasto con la mamma vedova. Il bambino ha una spiccata passione, per le indagini, sembra un detective nato. Sarà proprio lui a fornirci la chiave di volta per un passaggio da commedia a dramma/noir, divertente anche in sé come passaggio e comunque intricante per la trama. Ormai ci aspettiamo di momento in momento una qualche novità sull’evoluzione del racconto. Il fatto che sia la voce narrante di Abel a mantenerci sul filo, ha un valore anche stilistico per la narrazione, mantenuta sul piano di un’intima obiettività ironica. Entra a far parte del film anche un terzo personaggio, Eve (Lily-Rose Depp), quasi che il nodo non fosse già complicato da sciogliere. Eve ha sempre amato pazzamente Abel fin da bambina, senza mai riuscire a farsi notare da lui. Le sembra arrivato il momento di farsi avanti, disposta a tutto pur di vincere la concorrenza di Marianne, la quale, da parte sua, non è affatto contraria a rimettersi con il primo marito, incoraggiata anche dall’atteggiamento non-sfavorevole di Joseph verso Abel. La situazione è complessa, il comportamento di ciascun personaggio può nascondere un retropensiero e l’idea che man mano ce ne facciamo stando dietro ai fatti e alle “rivelazioni” della sceneggiatura, non riesce mai ad avere una forza risolutiva. Gli amori e il loro retro pensiero: non vuol essere visto come un concetto negativo. Garrel si mostra divertito nel far scorrere le fasi del film un po’ come fossero le giornate passare sul set, quando la storia andava svolgendosi, ciak dopo ciak. In questo, si respira un’aria di “nuovo cinema francese”, non inquinata dalle grandi spettacolarità né da realismi compromissori verso attinenze attuali. Spiritosa indifferenza, si direbbe. [il 5 aprile a Roma, Rendez-vous del nuovo cinema francese, e dall’11 nelle altre sale]

Franco Pecori

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5 aprile 2019