La complessità del senso
22 03 2019

Un piccolo favore

A Simple Favor
Regia Paul Feig, 2018
Sceneggiatura Paul Feig, Jessica Sharzer
Fotografia John Schwartzman
Attori Anna Kendrick, Blake Lively, Henry Golding, Rupert Friend, Linda Cardellini, Eric Johnson, Jean Smart, Sarah Baker Andrew Rannells, Kelly McCormack, Melody Johnson, Cyndy Day, Gia Sandhu, Glenda Braganza, Nicole Peters.

Un armadio a muro lungo tutta una parete, pieno di abiti e di scarpe, una cucina da sogno che da sola equivale a un intero appartamento di medio tenore, un soggiorno adatto a importanti mostre d’arte moderna. La casa di Emily (Blake Lively, la Veronica di Café Society) fa un gran bell’effetto all’amica Stephanie (Anna Kendrick, la Jessica di Twilight). È il più probabile “doppio” di Bella Vita, perfino casalinga, che si possa proporre all’immaginazione stratificata si una sociologia ideale. I bambini delle due donne si trovano bene a giocare insieme e così capita che una volta Emily chieda a Stephanie il “piccolo favore” di tenerle il figlio mentre lei è occupata a sbrigare una cosa di lavoro (alta moda, super glamour e via dicendo). Perché no? Per la verità, Emily e Stephanie non sono poi tanto amiche, si conoscono appena. Stephanie ha il suo videoblog (adeguamento alla “virtualità” attuale, luogo del “doppio” molto più che – inversamente a quanto comunemente si crede -, luogo della “verità in diretta”), in cui racconta il mondo a lei prossimo, dalle ricette di cucina ai fatti della propria vita che possano interessare alla gente del web. Il “piccolo favore” a Emily può essere uno spunto per far circolare una storia magari piccola ma nuova e soprattutto presa da ambienti affascinanti. Tra l’altro, il marito di Emily, il britannico Sean (Henry Golding), è uno scrittore di cui Stephanie ha letto il primo (e per ora unico) romanzo ed è un uomo sexy. C’è subito qualcosa di strano, o almeno di eccentrico, nel comportamento “amichevole” di Emily, Stephanie ne è coinvolta. Già dall’uso abbondante e quasi maniacale di Martini Bianco, si capisce che la donna va presa accettandone i codici, non vi sarà che da imparare. Presto sapremo che vi sarà piuttosto da indagare. Infatti Emily non si fa viva e Stephanie si trova, insieme a Sean di cui subisce il fascino, a indagare sulla scomparsa. Nel gioco dei doppi, non ci si meraviglierà se a complicare la ricerca dovesse uscir fuori un “doppione” di Emily. Il caso interessa anche la polizia e nemmeno restano indifferenti gli investigatori della compagnia assicurativa con la quale Sean – si viene a sapere – ha stipulato una polizza di 4 milioni sulla vita della compagna. Cresce l’eccitazione di Stephanie, ce ne accorgiamo dagli inserti delle dirette del suo videoblog. Il film accentua la piega thriller, ma sempre mantenendo uno strano tono leggero, quasi frivolo, proprio dovuto agli entusiasmi paralleli della vita online della blogger. Non possiamo qui anticipare la catena di risvolti che ci condurranno alla “meraviglia” finale. La sensazione complessiva è di assistere a una doppia montatura, i cui due piani conformano una “irrealtà” non disertabile, un mondo fittizio nel quale ci sentiamo costretti a vivere, seppure con un certo piacere, secondo un’idea di welfare che abbia trasformato i nostri giorni in giorni dell’espansione, della finzione continua, della gioia indifferente e alla moda. Il cortocircuito (finto) con il thriller ci porta di più a riflettere sul destino delle nostre giornate, delle nostre scelte, anche inconsapevoli.

Franco Pecori

 

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13 dicembre 2018