La complessità del senso
18 12 2017

Bad Moms 2 – Memme molto più cattive

A Bad Moms Christmas
Regia  Jon Lucas, Scott Moore
Sceneggiatura Jon Lucas, Scott Moore
Fotografia Mitchell Amundsen
Attori Mila Kunis, Kristen Bell, Kathryn Hahn, Jay Hernandez, Cheryl Hines, Peter Gallagher, Justin Hines, Christine Baranski, Susan Sarandon, David Walton, Oona Laurence, Wanda Sykes, Emjay Anthony, Ariana Greenblatt, Lyle Brocato, Cade Mansfield Cooksey, Mary McCloud, Jacks Dean, Madison Muffley.

Si può essere cattive mamme nel corso di tutto l’anno, ma a Natale è un’altra cosa. Volete mettere? Natale è il periodo in cui siamo tutti più buoni e in cui le famiglie si riuniscono, i bambini sono coccolati dalle nonne e dai nonni, la neve imbianca il paesaggio, gli amici vengono invitati a cena, le luci si accendono in tutta la casa, la Benedizione scende dal Cielo. Tutta questa regolarità, questo conformismo è molto stancante per le tre mamme che abbiamo conosciuto mesi fa. Amy (Mila Kunis), Kiki (Kristen Bell) e Carla (Jay Hernandez) hanno un repertorio di insofferenza praticamente inesauribile e soprattutto ben individuabile, specialmente nei rapporti con le rispettive mamme. Già, perché alle spalle di ciascuna mamma c’è sempre un’altra mamma, la quale probabilmente è così insopportabile nel comandare e nell’intromettersi proprio perché ella stessa ha subìto a suo tempo le medesime imposizioni non richieste. Ma questa è filosofia. Qui, nelle “cattiverie” natalizie descritte dagli sceneggiatori e registi Jon Lucas e Scott Moore, prevale l’azione, si scatena l’inferno, si chiariscono i peccati, emergono le frustrazioni, si assegnano le penitenze e si risarciscono le frustrazioni: tutto alla luce del sole, pardon della proiezione, tutto sullo schermo da cui traspare una voglia pazza di liberazione dai vincoli del costume imposto e delle abitudini ammuffite. Al grido di “Stracciamo l’uccello a Babbo Natale Bello!” le tre mamme ribelli si gettano nella mischia contestativa, ciascuna secondo la propria caratteristica di donna, con il proprio vissuto alle spalle e con le proprie aspirazioni segrete, più o meno inconfessabili. Si comincia dal penultimo capitolo. Amy, seduta sul primo gradino della scala interna dell’appartamento, sfinita dal caos definitivo che ha ridotto la casa in un mucchio di rottami, ci racconta com’è andata. La sua mamma, Ruth (Christine Baranski), è arrivata “a sorpresa” e ha configurato il Natale secondo la propria rigida e tradizionalissima concezione. La stessa cosa ha fatto Sandy (Cheryl Hines), la mamma di Kiki, sia pure con una tecnica un tantino più sofisticata, diciamo psicologica. Quanto a Carla, la sua impostazione “rock” ha potuto adattarsi con meno stridore all’ennesima irruzione di mamma Iris (Susan Sarandon), giocatrice perdente e squattrinata. Le tre “figlie”, amiche e alleate nella ribellione, si sono lanciate in uno sfrenato carosello di eccessi “contrari”, sfacciatamente protese verso sogni di libertà trasgressiva: malcelate (ma ultraesibite) voglie sexy (lo spogliarellismo maschile), mescolanza generazionale nel gioco dei rimbalzi gommosi in un mondo di trasognata radice “televisiva”. E insomma: giovani mamme d’oggi alla ricerca dello stress perduto, ultradichiarato e totalmente riflettuto nel repertorio espressivo (lingua e parola) maggiormente previsto (non diciamo prevedibile), dunque soddisfacente al consumo. Ma fin qui, tutto “divertimento”. Irresistibile la scena del maschione che “spalanca le chiappe” a Carla per la depilazione delle “palle”. Preparatevi invece al finale più sconvolgente che possiate immaginare: chiusura a tripla mandata del pesantissimo portone di bronzo della morale da cui. Non se ne potrà uscire, giacché nessuno, mariti e nonni e nipoti compresi, mostrerà di volerne sapere. Con preghiera di riordino totale.

Franco  Pecori

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6 dicembre 2017