La complessità del senso
26 10 2021

Respect

Respect
Regia Liesl Tommy, 2021
Sceneggiatura Tracey Scott Wilson
Fotografia Kramer Morgenthau
Attori Jennifer Hudson, Forest Whitaker, Marlon Wayans, Audra McDonald, Mary J. Blige, Marc Maron, Tituss Burgess, Hailey Kilgore, Saycon Sengbloh, Heather Headley, Clara Ward, Skye Dakota Turner, Brenda Nicole Moorer, Tate Donovan, Joshua Mikel.

“La musica salva la vita”. Metà degli anni Sessanta, presto sarà Sessantotto. Musica coinvolgente e provocatoria nel tema e nelle parole. Grande successo di Otis Redding con Respect. Il pezzo parla di un uomo che torna a casa dal lavoro e chiede alla sua donna “un po’ di rispetto”. Aretha Franklin (Jennifer Hudson, brava di tecnica e d’animo) è nel pieno della propria affermazione, la cantante attinge alle radici del Blues in un contesto progressivo e decide di fare la versione femminile: lei ha tutto, può dare tutto di sé all’uomo che rientra la sera: “un po’ di rispetto!”. È il 1967, Aretha ha 25 anni e ci mette l’anima, come già da bambina. Sarà la regina del Soul proprio nel momento della crescita delle istanze nella lotta per i diritti delle donne. La regia di Liesl Tommy si mantiene su una discreta medietà, tra serie tv e film musicale. Si trattava di non trascurare la sostanza e di trovare il giusto equilibrio tra biopic e musica. Nel film la musica è “al presente”. Il valore storico è lasciato ai riferimenti biografici della grande cantante, colta nelle fasi essenziali della carriera. Il Soul è componente fondamentale, insieme al Blues, al Gospel, al Rhythm Blues e al Jazz – fino al Rap, certo – della musica del Novecento. Questo messaggio non arriva, prevale la scansione biografica. Si va dalla bambina Aretha (Skye Dakota Turner), che decenne canta (con la voce d’una trentenne) in casa per gli ospiti del “reverendo” padre, conservatore non poco (bella presenza di Forest Whitaker), nientemeno che My Baby Likes To Bebop, un pezzo che Ella Fizgerald aveva inciso nel ’48, a 31 anni. E subito siamo nella dimensione biopic, la crisi dei genitori di Aretha e insieme il canto di chiesa. Ma la voce della piccola non è proprietà del padre: “Solo di Dio”, dice la mamma Barbara (Audra McDonald): “Devi cantare ciò che ti piace”, raccomanda alla figlia. Il destino la farà presto uscire di scena. La sua mancanza si farà sentire nell’animo di Aretha. Le relative sequenze sono di stampo televisivo. L’emozione non sale. Notizie che entreranno nella Storia turbano la giovane. Martin Luther King è assassinato. Un’altra scossa viene dalle vicende legate all’impegno di Angela Davis, combattente per i diritti civili. Accennato con discrezione ma emozionalmente incisivo il momento che trasformerà Aretha in una madre bambina (un giorno forse dirà chi è il padre). Il successo della cantante sale rapidamente. Il padre accompagna Aretha  a New York, da John Hammond, della Columbia, il quale vede in lei di più che una cantante di Gospel. Lei adora Dinah Washington, la Fitzgerald, Sam Cooke. Ed è già la Judy Garland nera! Al Village Vanguard di New York nel 1963, canta un accattivante  Unforgettable. Poi Dinah Washington (Mary J. Blige) la sprona a uscire dal manierismo e a trovare la sua strada musicale. Ecco l’amore per Ted White (Marlon Wayans), presto suo agente, e la lite col padre (è sempre stata nell’aria), il quale pretende di condizionare le scelte di Aretha a favore del canto religioso. Invece, nel 1968 al Madison Square Garden, esplode il successo di Respect. Seguiamo Aretha nell’European Tour, Olympia de Paris, poi ancora New York, Alabama, fino al “ritorno a casa”, dopo la drammatica caduta sul palco, in Georgia. Spiritual in chiesa e primo disco di musica religiosa: Amazing Grace, 1972. Infine, sui titoli, Aretha ultrasettantenne. Standing Ovation. [Locarno 2021, Piazza Grande, Film di Chiusura]

Franco Pecori

 

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30 settembre 2021