La complessità del senso
27 06 2017

Assolo

film_assoloAssolo
Regia Massimo Piccolo, 2014
Sceneggiatura Massimo Piccolo
Fotografia Valentina Caniglia
Attori Antonio De Matteo, Adriana Cardinale, Gaia D’Angelo, Zaira De Felice, Maddalena Stornaiuolo, David Power, Michele Busiello, Alessandra Esposito, Gianfranco Cercola.

«Momenti indefiniti, eppure nitidi e reali». Li definisce così il testo di presentazione del film, esordio alla regia di Massimo Piccolo, napoletano di Pomigliano d’Arco, proveniente dal teatro e dal teatro “di narrazione”.  Semplificato al massimo sul piano della messa in scena, Assolo presenta una “complessità” alquanto velleitaria dal punto di vista della resa espressiva. La definizione estetica di “indefinito” e “nitido e reale” è problematica un po’ come la musica che l’autore ha deciso di utilizzare, anche idealmente, quale sostanza stessa del non-racconto: il jazz, la cui componente essenziale, l’improvvisazione, ci porta per l’appunto sul filo dell'”impossibile” e, paradossalmente, dell’imprescindibile, laddove ad ogni passo incontriamo i vantaggi e gli impedimenti della “creatività”. Tanto più quando si coltivi la pur giusta ambizione di un uso delle musica ben al di là del “commento” alle immagini. Danny Caputo (Antonio De Matteo), il protagonista, vive i minuti che precedono la sua performance di solista al sax nel retropalco di un grande teatro newyorkese (collegamento in Mondovisione!), in una doppia dimensione scena/fuori-scena, riattraversando momenti della propria vita, specialmente amorosa. Il regista non utilizza gli stilemi classici del flashback e si affida invece alla tessitura letteraria della voce fuori campo del protagonista. Danny si rivolge al pubblico spiegando in forma di continua metafora – e in un certo senso liberandosi da responsabilità troppo implicative – l’onda temporale che attraversa la propria mente, veicolo non tanto di “ricordi” quanto di veri ripensamenti esistenziali. Un disegno ambizioso, una sorta di fenomenologia della storia senza la storia, in cui figure femminili vanno e vengono, a far vivere (non proprio ri-vivere) esperienze passate e però anche, insieme, a venire. Purtroppo la consistenza attoriale, specialmente nelle parti femminili, è alquanto riduttiva e l’esito artistico è povero.

Franco Pecori

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5 giugno 2014