Scomode verità
Hard Truths
Regia Mike Leigh 2024
Sceneggiatura Mike Leigh
Fotografia Dick Pope
Attori Marianne Jean-Baptiste, Michele Austin, David Webber, Tuwaine Barrett, Ani Nelson Kayla, Sophia Brown, Jonathan Livingstone.
Verità dure da digerire. Scomodo film. Ormai da tempo non è più tempo di “poveri negri”. Anche se, da noi, qualche italiano continuerebbe a canticchiare “Quando saremo vicino a te”, in altre parti del mondo civile la middle class d’origine africana arriva “scomodamente” a presentare problematiche di depressione. E si fa presto a dire “depressa” ad una donna come Pansy (Marianne Jean-Baptiste, grande interpretazione, dopo quella memorabile di Hortense, in Segreti e bugie, 1996), aggressiva in famiglia e fuori, al supermercato e al parcheggio, dal medico e dal dentista. Pansy non ha mai digerito la morte della madre (“Non doveva morire sola”) e verso sua sorella e verso marito (David Webber) e figlio (Tuwaine Barrett) sottolinea minuto per minuto la propria disperata solitudine. La sofferenza si manifesta con un accentuato “bisogno” di riservatezza, con un silenzio “rabbioso” che altro non è se non richiesta di aiuto, orgogliosamente mascherata da “ingiustizie” e “incomprensioni”, convenzionalmente “minime”, subite nel vivere quotidiano. La sorella Chantelle (Michele Austin), con maturata comprensività, cerca di aiutare Pansy, accogliendola in famiglia, anche in momenti gioiosi (Festa della Mamma), ma il cimitero, nella visita alla madre defunta, rischierà di sottolineare il punto di rottura profonda. L’inglese Mike Leigh (Salford, 1943) continua la sua strada di indagine espressiva, “curiosando” in profondità nel contegno dei personaggi di vita comune, per segnalare “dure” contraddizioni individuali e sociali, in un mondo sempre meno propenso, sembra, a riflettere criticamente sulla crisi incombente, di situazione e di comportamento, segni non trascurabili di malesseri più vasti e profondi di società evolventi in prospettive di contrasto più che disagevoli. Di radice teatrale, il cinema di Leigh attinge al quotidiano, dal debutto veneziano con High Hopes (Belle speranze, 1988), alle Palme d’oro di Cannes, per la regia di Naked (1994), e per Secrets & Lies (Segreti e bugie, 1996). Quest’ultima “Dura verità” è osservata con doloroso acume, verso i sentimenti dei personaggi, non soltanto della protagonista, in un quadro sociale che non invita alla lettura individualistica, sebbene non trascuri alcun dettaglio. Nella costruzione delle sequenze e nel loro tessuto espressivo, il film coglie dal vivere giornaliero tracce di senso critico, utili a necessarie riflessioni circa le prospettive storiche della società in evoluzione. O involuzione. Si vedrà.
Franco Pecori
29 Maggio 2025