La complessità del senso
19 08 2017

Il caso Kerenes

Pozitia copilului
Regia Calin Peter Netzer, 2013
Sceneggiatura Razvan Radulescu, Calin Peter Netzer
Fotografia Andrei Butica
Attori Luminita Gheorghiu, Bogdan Dumitrache, Ilinca Goia, Natasa Raab, Florin Zamfirescu, Vlad Ivanov, Adrian Titieni.
Premi Berlino 2013, Orso d’Oro e premio Fipresci.

La madre tiene “prigioniero” il figlio. Sono borghesi benestanti e il giovane si può permettere di vivere per proprio conto, con una ragazza che non va a genio – inovinate a chi? – alla mamma medesima. La quale è una donna importante, architetto, ammanicata con tutta la struttura scientifico/amministrativa del Paese, medici, avvocati, ecc. Insomma siamo nella borghesia risorta a Bucarest dalle ceneri del comunismo. Le borse, le scarpe, gli abiti, i cellulari e le sigarette, gli imbrogli sono in perfetta linea col mondo che conta. I conti psicosociali non tornano alla perfezione. Il regista rumeno (trasferitosi in Germania con la famiglia fin dall’infanzia) li ripassa con cura prendendo spunto da un incidente d’auto. Barbu Kerenes investe e uccide un ragazzo in strada e rischia anni di prigione. Cornelia, la madre, cerca di salvarlo destreggiandosi negli uffici della polizia e coinvolgendo figure importanti della città. La Giustizia in alcun luogo è uguale per tutti, si deve sapere. Al processo si può arrivare in tanti modi. Netzer, già vincitore col primo film, Maria, a Locarno nel 2003, ha ora ribadito la sua vocazione festivaliera a Berlino e inquadra specialmente il rapporto madre-figlio nelle sue implicazioni ambientali che finiscono per essere metafora della dimensione intima e viceversa, come dev’essere in un universo borghese che si rispetti. La regia ha il merito di non farsi predicativa e di apparire come uno sguardo oggettivo. La psicologia c’è ma non si vede. La lezione sembrerebbe anche ovvia: tutto il mondo (borghese) è paese e c’è una madre possessiva/protettiva per ciascun figlio (borghese). L’ottica della cinepresa e i tagli di montaggio colgono il materiale profilmico con uno spiccato senso della concretezza, perfino la registrazione di pratiche d’ufficio come la denuncia dell’incidente nel posto di polizia ci fa immergere in un film “d’azione”: è il modo con cui i dettagli sono legati tra loro. I nuovi ricchi e la corruzione sono il panorama preoccupante che emerge, con precisione chirurgica, dal millimetrico e glaciale sguardo dell’autore. [Film designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI.]

Franco Pecori

Print Friendly

13 giugno 2013