La complessità del senso
18 10 2017

L’altra metà della storia

The Sense of an Ending
Regia Ritesh Batra, 2017
Sceneggiatura Nick Payne
Fotografia Christopher Ross
Attori Jim Broadbent, Charlotte Rampling, Harriet Walter, Michelle Dockery, Emily Mortimer, Billy Howle, Freyda Mavor, Joe Alwyn, Matthew Goode, James Wilby, Edward Holcroft, Peter Wight, Hilton McRae, Jack Loxton.

Una lettera rabbiosa, malaugurante, scritta d’impeto quand’era ancora studente, al momento dell’apprendere che il miglior amico, Adrian (Joe Alwyn), s’era messo con la sua ragazza; e un’altra lettera, inaspettata, che gli arriva quando ormai è in pensione, divorziato e con una figlia single in procinto di partorire. Tony Webster (Jim Broadbent) vive chiuso in sé, nel suo piccolo negozio di antiche macchine fotografiche gelosamente custodite, e viene a sapere che la madre del suo amore di gioventù gli ha lasciato in eredità il diario di quel suo amico d’università. Nella mente dell’uomo scattano ricordi e sensazioni sepolti nella memoria, l’ansia di recuperare quel diario si fonde con l’amara e affiorante consapevolezza di una coscienza da chiarire, da risistemare. Tony, mentre racconta all’ex moglie che pazientemente lo ascolta alcuni particolari dei propri anni giovanili, rintraccia Veronica, la sua fidanzatina ormai anziana (Charlotte Rampling), la quale ora custodisce gelosamente i segreti del prezioso reperto e si rifiuta di consegnarlo nelle mani del suo vecchio ragazzo. Tratto dal romanzo di Julian Barnes, “Il senso di una fine”, il film dell’indiano Ritesh Batra (terza regia dopo LunchBox 2013 e Le nostre anime di notte 2017) gioca e vince la scommessa di rendere con il respiro della narrazione cinematografica (la forma è del thriller psicologico) i turbamenti di un uomo che faticosamente riesce a fare i conti con la propria memoria e a risistemare la sua vita in una prospettiva più giusta, seppure più sofferta, anche verso la donna che per tanti anni ha sopportato il peso di un destino di amori interrotti. La finezza interpretativa di Jim Broadbent e soprattutto di Charlotte Rampling colma una certa difficoltà strutturale del film, nel trovare attraverso i flashback le giustificazioni psicologiche dei due personaggi. Emerge comunque con sensibile efficacia il tema di fondo, della ricerca, a volte penosa, di una trasparenza verso se stessi per una coscienza di vita armonica e libera da ombre.

Franco Pecori

 

 

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12 ottobre 2017