La complessità del senso
23 06 2017

Barriere

film_barriereFences
Regia Denzel Washington, 2016
Sceneggiatura August Wilson
Fotografia Charlotte Bruus Christensen
Attori Denzel Washington, Viola Davis, Jovan Adepo, Stephen Henderson, Russell Hornsby, Mykelti Williamson, Saniyya Sidney, Toussaint Abessolo.
Premi 2017 Golden Globe: Viola Davis atrnp. Oscar: Viola Davis atrnp.

Se La La Land fosse la Luna, Barriere ne sarebbe l’altra faccia. È la faccia del dramma di soffrire nel proprio corpo il dolore della storia, sapendolo e senza una musica se non un blues, senza un musical che possa alleviare la sofferenza di un “nigger”, di una famiglia, di una società separata. Il quadro di Kennedy appeso alla parete della povera villetta di periferia non basta a modificare il destino amaro di Troy (Denzel Washington), netturbino di Pittsburgh che deve lottare per essere promosso ad autista del camion. E non basta il recinto di legno che faticosamente lo stesso Troy vuole impiantare, stentando molto a farsi aiutare dai suoi due figli. Siamo negli anni ’50, il lungo cammino per il riscatto umano e sociale degli afroamericani, partito dai campi di cotone, è ancora nel tunnel, al cui fondo è lontana la luce di una nuova musica (Free Jazz / Black Power) che segni l’arrivo, ancor sempre, ancor oggi provvisorio, di rapporti diversi nel lavoro, nei diritti, nelle libertà espressive e anche nei sentimenti più intimi. Provvisorio e salvo ripensamenti: a Los Angeles, il cinema stesso riporta oggi quell’arrivo – lo vedremmo bene se guardassimo alla Luna – indietro per la Strada Maestra (Mainstream), fino al blues della famigliola povera e nera, recintata nelle proprie difese tradizionali. Swingando oggi, guardiamo con serena e comprensiva pietà ai dolori di quel Troy autoritario, padre dai saldi princìpi, sconfitto dal destino e dalle proprie illusorie aspirazioni. Al suo funerale, il fratello Gabriel (Mykelti Williamson), disgraziato dai giapponesi, suonerà una tromba sfiatata. Rose (Viola Davis), la moglie da cui Troy ha avuto due figli maschi, parteciperà con Raynell, bambina non sua, che suo marito non seppe nasconderle (grande interpretazione della Davis) – Bono, vecchio compagno di carcere (Stephen Henderson), non riuscì a convincerlo a rinunciare all’amore proibito -. I due giovani, Lyons (Russell Hornsby) e Cory (Jovan Adepo), troveranno la loro strada, non più il sogno sportivo del padre, campione mancato di baseball. Troveranno attorno a sé altri recinti, i lacci della droga, le discipline militari. La regia di Denzel Washington (terza prova dietro la m.d.p. dopo Antwone Fisher 2002 e The Great Debaters – Il potere della parola 2008) non vuole nascondere la provenienza teatrale del film, dalla pièce di August Wilson. Del resto, il cinema non ha bisogno di strani trucchi per differenziarsi dal teatro. Davanti al palcoscenico, lo spettatore può scegliere le preferenze del proprio sguardo, il film gli trasmette tagli e piani decisi dalla regia. Washington dà qui il meglio di se stesso, regalandoci una delle più convincenti prove da protagonista.

Franco Pecori

Print Friendly

23 febbraio 2017