La complessità del senso
15 11 2018

La truffa dei Logan

Logan Lucky
Regia Steven Soderbergh, 2017
Sceneggiatura Rebecca Blunt
Fotografia Peter Andrews
Attori Channing Tatum, Adam Driver, Seth MacFarlane, Riley Keough, Katie Holmes, Hilary Swank, Daniel Craig, Katherine Waterston, Dwight Yoakam, Sebastian Stan, Brian Gleeson, Jack Quaid.

Mentre si favoleggia di nuove tecnologie e di bassi costi contro le super produzioni del sistema americano e cresce l’attesa per un nuovo film di Steven Soderbergh girato interamente con l’iPhone, l’autore della trilogia di Ocean’s Eleven ci propone un giretto nella Carolina del Nord, per un’impresa quasi “retro”, un colpo da 14 milioni di dollari al caveau della Charlotte Motor Speedway durante la gara automobilistica intitolata Coca-Cola 600. Channing Tatum, ex Magic Mike, si cala nei panni di Jimmy Logan,  padre separato e ora bracciante azzoppato che perde il lavoro. Insieme al fratello Clyde (Adam Driver), veterano dell’Iraq mutilato a un braccio, e alla sorella Mellie (Riley Keough), shampista, formano un terzetto salva-famiglia, vengono dall’ambiente contadino della West Virginia, è gente ben diversa dagli Eleven capeggiati dal sofisticato Danny Ocean/Clooney nel 2001. Un po’ svitati e forse sempliciotti, cuori d’oro dall’aria indifferente, Jimmy, Clyde e Mellie vivono sulla base di una filosofia che dice, come la canzone: “Strade di campagna portatemi a casa”. Si muovono in un mondo dove tutto funziona inesorabilmente secondo le leggi della produzione e della pubblicità, dove la scelta distintiva è tra la guida con cambio automatico e quella tradizionale. E dove si può anche pensare a un furto grosso, purché vi sia una ragione morale. Lo schema supercollaudato prevede il recupero del superesperto di colpi da un mucchio di dollari. Qui il tipo è Joe Band (Daniel Craig) e viene tirato fuori dal carcere in quanto “mago” della chimica: ci dovrà essere un botto senza esplosivo, si attiverà un meccanismo complicato ma efficace, basterà seguire con precisione le indicazioni del “genio”. Non a caso Joe è uno che viene da un certo tipo di cinema alla… James Bond. Il colpo riuscirà con suspence, ovvio. L’andamento sarà andante ironico, il montaggio non subirà nervosismi, la risata non potrà che essere intelligente. Nel finale, un giusto risvolto in chiave Fbi (Hilary Swank, agente speciale) non farà che rafforzare il paradosso di fondo, per il quadro scettico di una società incorreggibile (da correggere). [Festa del Cinema di Roma 2017, Selezione Ufficiale]

Franco Pecori

 

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31 maggio 2018