La complessità del senso
18 12 2017

Sapore di te

film_saporediteSapore di te
Regia Carlo Vanzina, 2013
Sceneggiatura Enrico Vanzina, Carlo Vanzina
Fotografia Enrico Lucidi
Attori Serena Autieri, Namcy Brilli, Eugenio Franceschini, Matteo Leoni, Virginie Marsan, Maurizio Mattioli, Giorgio Pasotti, Katy Saunders, Valentina Sperlì, Martina Stella, Vincenzo Salemme.

“Sapore di sale, sapore di mare, sapore dite”, Gino Paoli 1963. Nella serie dei fratelli Vanzina è scomparso il sale (Sapore di mare e Sapore di mare 2 – Un anno dopo, 1983, e ora Sapore di te ). Vi sarebbero state ragioni di diritti già acquistati da altri, il risultato è significativo ugualmente. In mancanza di sale,  si è partiti dalla nostalgia degli anni Sessanta e si arriva, a distanza di un trentennio, alla “rivisitazione” degli Ottanta. Il terzo film finisce ripetendo il modulo dei precedenti e arriva ai giorni nostri, chiama ancora lo spettatore al disincanto vacanziero (come dire: “un’altra estate se n’è andata”) e nello stesso tempo lo consola lasciando intendere la probabile “eternità” del ciclo. Anche se le mezze stagioni pare si vadano perdendo, le fasi trimestrali per ora restano quattro. Tutto carino, come al solito. Lo sceneggiatore Enrico e il regista Carlo conoscono bene il proprio mestiere, utilizzano con coscienza un formulario risaputo e sanno ottenere il vago sapore – sì, sapore – di favola che è appunto la caratteristica della loro commedia, attenta al “lucido” portato della cronaca (storia sarebbe parola un po’ grossa). Sotto sotto, solo a grattare un pochino di più, si vince il premio sgradevole di una statica non troppo consolatoria. Ma beato chi se ne accorge. Troppo bravi i due fratelli a nascondere la mano, sicché veniamo presi dalle storielle consunte (miracolo! sembrano fresche di giornata) dei personaggi/figura, veicoli della vacanza infinita – e tuttavia faticosamente evolutiva perché nascono figli, si realizzano matrimoni, ecc. – e dell’irrimediabile ripetizione dei destini. Oh Forte dei Marmi, oh giorni e serate  d’agosto, la sabbia, il bagnino, l’ombrellone, la villetta che costa un occhio per un solo mese, i mariti e le mogli in ascesa commerciale, le truffette (ma sì, non tanto gravi) accomodabili con un furbetto intervento dell’onorevole amico di Bettino, i ragazzi universitari, i loro amori e le loro “innocenti” trasgressioni, perfino l'”umanità” compromissoria della nuova divetta del nuovo varietà della nuova tv di successo, tutto fa brodo per un ultimo saluto all’ottavo decennio del XX secolo. Al volo, nel sottofinale, i fallimenti, le delusioni, le illusioni del gioco estivo recuperano il senso di una generazione  perduta, al cui “rilancio” non vogliamo accennare, nemmeno in ipotesi rosa. 

Franco Pecori

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9 gennaio 2014