La complessità del senso
28 06 2017

La mummia

The Mummy
Regia Alex Kurtzman, 2017
Sceneggiatura David Koepp, Christopher McQuarrie, Dylan Kussman
Fotografia Ben Seresin, Salvatore Totino
Attori Tom Cruise, Sofia Boutella, Annabelle Wallis, Jake Johnson, Courtney B.Vance, Russell Crowe, Marwan Kenzari, Selva Rasalingam, Javier Botet, Neil Maskell, Rhona Croker, Andrew Brooke.

L’espressione stupita di Tom Cruise, in aereo, al momento dei primi segnali strani provenienti dal sarcofago. E’ da lì che conviene cominciare. Diciamo anche che si ricomincia. Il 1932 è soltanto nella memoria dei cinefili, Boris Karloff è ancora nell’immaginario di un cinema che può “mostrare” l’orrore, non essendo ancora horror esso medesimo in quanto mezzo. Ma il Tubo ha trasformato tutto, il World Wide Web ha ridistribuito i confini e anche la Mummia si rigenera in modo diverso, nemmeno più come poté il trittico tra il 1999 e il 2008, dove la vecchia cucina manteneva i suoi sapori. Ora, dopo l’Addio al linguaggio di Godard e dopo la Realtà Aumentata di Pokémon Go, la parola reboot (riavvio, rilancio) può avere un effetto ridondanza da cui conviene guardarsi. Cosa vuole ancora da noi la Mummia? Viene giù a precipizio, non teme tempo né spazio. E nemmeno si preoccupa di una coerenza inventiva. Quando il film comincia, per un attimo, viene da pensare che sia necessario rinfrescare la nostra memoria in fatto di crociati, faraoni, antico Egitto, Mesopotamia, Iraq, Iran. Scialla papi, è solo uno scherzo che fa paura finta, non ci vuole preparazione culturale, si può essere bambini. Le figure salteranno da un angolo all’altro dello schermo e tutto finirà con grandi scazzottate simil-western, soltanto con i corpi leggeri che si schiantano contro i muri volando grazie all’accelerazione della pellicola (ma la pellicola non scorre più ormai da un pezzo, lo sanno anche i piccoli), come fossimo nel muto. Quel povero Cruise, trasferito senza colpa da una Mission Impossible a una Scientology, replicando senza gran merito un Top Gun alla meglio, si ritrova – ecco lo stupore inespressivo – alle prese con un mistero misterioso (insomma incredibile) che viene dalla pancia di un deserto lontano e sostanzialmente da una cancellazione della storia. Insomma l’Egitto, la sabbia, la tempesta che ci minaccia, il bacio mortale di morti viventi, o forse di viventi morti, che ci affascina e ci tira giù nel baratro dove sopravvive e rinasce adeguandosi ai tempi la Mummia mai morta davvero. La Storia le dà una possibilità ancora, “ci sono destini peggiori della morte”. Di topi e ragni invasivi non vogliamo parlare.  Per darsi un tono, il regista Alex Kurtzman e la sua squadra di sceneggiatori hanno messo nella minestra un po’ di sapori “scientifici” (le proprietà del piombo, che vene pare?), senza trascurare di lasciarci vagolanti nel buio, nella confuzione di flash dimostrativi che non possono dimostrare nulla e dando al povero Cruise l’impossibile compito di autorizzare con la propria presenza la comparsa di un sarcofago egizio nientemeno che in Mesopotamia! Qui la battuta di Jenny Halsey (Annabelle Wallis), ambigua e attraente (entro quali limiti? e fino a quale altro seguito?) archeologa, la capisce soltanto chi ha studiato la storia antica, ma che ce ne importa? Vogliamo sapere se quello di Nick Morton per Jenny potrà essere vero amore. Più difficile sarà, forse (non si sa mai), stabilire un qualche buon sentimento con Ahmanet, bellissima Mummia feroce (Sofia Boutella), assatanata di Male Supremo (dalle nostre parti lo chiamiamo Diavolo). Ma stia sereno lo spettatore facile alle passioni: non avrà un momento di respiro, un gonfiore spettacolare lo ingombrerà di digestive catastrofi di cartapesta (ma la cartapesta non si usa più, lo sanno anche i piccoli) e il minestrone internazional/globacqueo risulterà più dietetico di quel che possa sembrare a uno sprovveduto appassionato dei generi di una volta. Una cosa è sicura: il pericolo viene dal deserto e dintorni. Ah c’è pure un Russell Crowe! Ha accettato di chiamarsi Jekyll e si è divertito a farsi qualche infiltrazione tra una sequenza e l’altra, dimostrando di mantenersi in forma. Alla prossima.

Franco Pecori

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8 giugno 2017