La complessità del senso
01 10 2020

Il mistero Henri Pick

Le mystère Henri Pick
Regia Rémi Bezançon, 2019
Sceneggiatura David Foenkinos, Vanessa Portal, Rémi Bezançon
Fotografia Antoine Monod
Attori Fabrice Luchini, Camille Cottin, Alice Isaaz, Bastien Bouillon, Josiane Stoléru, Astrid Whettnall, Marc Fraize, Hanna Schygulla, Marie-Christine Orry.

La distanza dalla scrittura all’edizione, parlando di libri, di autori e di critici, è misurabile anche attraverso fattori eterogenei, secondo i quali il tema può prendere forma di commedia o di dramma, non escluse sfumature di giallo. Frédéric (Bastien Bouillon) e Daphné (Alice Isaaz) sono fidanzati. Sulla costa bretone c’è il paesino dove Daphné, ora quasi trentenne professionista di nome nell’editoria parigina, andava da bambina; e si ricorda bene della strana biblioteca dedicata ai manoscritti rifiutati dagli editori. Inevitabile una visita insieme a Frédéric, scrittore in attesa di affermazione. Daphné resta specialmente colpita da un titolo: Le ultime ore di una storia d’amore. Sfoglia le pagine e pensa subito di pubblicare quel libro. Il nome dell’autore non le dice nulla, ma il contenuto e la scrittura promettono bene. E infatti, alla prima uscita il pubblico dei lettori decreta il successo. Man mano poi che l’autore del libro, Henri Pick, si rivela non solo sconosciuto ma introvabile perché morto ormai da qualche anno, la curiosità porta a rintracciare la vedova e la figlia di Pick. Nientemeno che un semplice pizzaiolo. Madeleine e Joséphine Pick (Josiane Stoléru e Camille Cottin) assicurano di non aver mai visto Henri scrivere una sola riga. Cresce il mistero e il caso approda in Tv. Davanti alla telecamera, Jean-Michel Rouche (Fabrice Luchini), giornalista critico e presentatore (mirabile la ricostruzione fedele dello stereotipo televisivo), non riesce a portare a termine l’intervista. Soprattutto la figlia del misterioso scrittore si mostra irritata da quello che ritiene l’ennesimo tentativo di speculazione, tipico del giornalismo tv e di un certo mondo della cultura. Ma Jean-Michel non si arrende. Qui entra pienamente in gioco l’arte raffinata e “semplice” di Luchini. Il suo tratto “leggero” e metaforico tiene in sospeso il filo del racconto, tra ricerca pura e semplice dell’uomo, della sua singolare umanità, e identificazione dello scrittore, dell’autore di un libro in cui la figura di un grande poeta come Puskin ha un peso non indifferente. Altro che pizzaiolo. Il critico riesce, passo passo, a coinvolgere la riluttante Joséphine ad affiancarlo nella ricerca. A noi non resta che notare la convinzione del critico nel ritenere falsa l’identità di Henri Pick. Non mancano altri gustosi riferimenti al mondo culturale, più o meno alla moda, tale da sottolineare, anche con  ironia, lo stridore tra due mondi, ciascuno a suo modo configuratisi in una rigidità poco dialettica. Le diverse chiavi di genere suggeriscono comunque letture non risolutive del problema. Procedendo il racconto, siamo progressivamente meno interessati alle sorti di quel libro e maggiormente curiosi di scoprire il motivo dell’indifferenza, per non dire della contrarietà, con cui l’argomento è visto dal giovane Frédéric. Il giallo ci prende, e ancor più ci attrae l’opportuno dibattito, scontato solo se noi lo fossimo, sulla più che probabile incidenza negativa del contesto pubblicitario e massmediologico sulla qualità e originalità della scrittura. È dovuto un sincero ringraziamento alla bravura con cui Fabrice Luchini sa sfumare e fondere un possibile andamento generico del narrare nell’elegante ed essenziale rifiuto dell’immedesimazione realistica, per cui siamo anche noi un passo avanti nella lettura del senso.

Franco Pecori

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19 dicembre 2019