La complessità del senso
17 10 2017

Warm Bodies

Warm Bodies
Regia Jonathan Levine, 2013
Sceneggiatura Jonathan Levine
Fotografia Javier Aguirresarobe
Attori Nicholas Hoult, Teresa Palmer, Analeigh Tipton, Rob Corddry, Dave Franco, John Malkovich, Cory Hardrict, Dawn Ford, Geneviève Joly-Provost.

L’amore fa resuscitare i morti? Può accadere almeno nel caso dei “morti viventi”. Jonathan Levine ce ne mostra un esempio e ci invita a prenderlo per buono, anche se magari gli zombies che si aggirano per le strade del mondo fossero di un numero straripante, come si nota gettando l’occhio d’attorno per gli ambienti che fanno da location al film. In sintesi, una ragazza (Julie/Teresa Palmer) resta affascinata dallo sguardo di uno strano giovane (R/Nicholas Hoult), in quegli occhi vede una luce di vita inizialmente velata da una specie di sinistro assopimento e poi, man mano, sempre più revitalizzata e revitalizzante, fino a poter fare da guida quasi messianica per una nuova “resurrezione”, di cui evidentemente si avverte il bisogno. R – il protagonista si chiama così perché nella condizione di semitrapassato in cui si trova non riesce a ricordare neanche il proprio nome – è una delle tante persone colpite da un virus micidiale e ridotte a corpi vagolanti in cerca di carne umana da divorare. Quando incrocia sul suo cammino la biondina Julie, se ne innamora perché poco prima aveva mangiato il cervello dell’ex fidanzato. Qualcosa dentro di sé gli dice che è meglio salvarla dalla furia famelica dei compagni cercatori insaziabili. Il fatto che Julie sia figlia del capo dell’esercito (John Malkovich) impegnato a dare la caccia agli zombie, tutto sommato non ha molta importanza. Conta di più la voglia di far valere la forza dell’amore e di trasmetterla quanto più possibile alla “comunità” dei mostri, per riavere quell’energia vitale che il mondo sembra stia irrimediabilmente perdendo. La giovane coppia troverà ostacoli “ossuti”, ma riuscirà a diffondere il nuovo calore umano alla maggior parte degli zombie. E insomma, tutto bene. Pollice in alto. Nota non irrilevante: il film è originariamente tratto da un breve racconto pubblicato online da Isaac Marion (Seattle 1981). Vistone il successo su Internet, l’autore ha pensato bene di farne un romanzo (Fazi Editore), dal quale poi è nato il film. Corre per la Rete un filo che mette in contatto – è un’ipotesi – famiglie di giovani vampiri con compagnie di morti viventi. Tra i due poli sembrerebbe essersi stabilito un qualche scambio che, nell’ipotesi positiva, aiuta a recuperare vitalità. Dal versante degli zombie si nota addirittura una maggiore capacità di spinta verso un amore meno “indeciso”, meno difensivo rispetto alla vita che siamo abituati a considerare normale. E noterete che gli zombie del film non sono troppo ripugnanti, hanno un aspetto molto umano, leggibile come “sofferenza”. Ci si è ispirati – rivela il regista – a fotografie dell’epoca della Depressione.

Franco Pecori

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7 febbraio 2013