La complessità del senso
28 06 2017

I due volti di gennaio

film_iduevoltidigennaioThe Two Faces of January
Regia Hossein Amini, 2013
Sceneggiatura Hossein Amini
Fotografia Marcel Zyskind
Attori Viggo Mortensen, Kristen Dunst, Oscar Isaac, David Warshofsky, Daisy Vevan, Aleifer Prometheus, Yigit Özsener, Omiros Poulakis.

Grecia 1962. Che ci fa l’americano Chester MacFarland (Viggo Mortensen) fra le colonne del Partenone? Visita l’Europa insieme alla moglie Colette (Kristen Dunst), è evidente. Sarà, ma quel Chester ha una faccia strana, uno sguardo preoccupato. Che vuole? La sua è una semplice vacanza? Passato alla regia, lo sceneggiatore di Drive (Nicolas Winding Refn, 2011) e di altri film di avventura/azione, come Le quattro piume (Shekhar Kapur 2002) o 47 Ronin (Carl Rinsch 2014),  non sembra aver assorbito la sostanza del libro di Patricia Highsmith (stesso titolo, Bompiani). La coppia “in gita”, sulla carta, è ben assortita: la giovane moglie del protagonista è un’attraente Kristen Dunst, figura interessante anche per i rimandi cinematografici del suo volto (Marie Antoinette di Sofia Coppola 2006, Melancholia di Lars Von Trier 2011); e il marito dal comportamento ambiguo è il Viggo Mortensen, non solo l’Aragon della trilogia degli Anelli ma il Tom perseguitato dal destino in A History of  violence (2005) e il Freud problematico di A Dangerous Method (2011), due lavori non superficiali di David Cronenberg. Chester porta con sé una valigia con molti soldi e non se ne separa mai. E’ un broker finanziario, nella testa deve avere un incubo. Emergerà inoltre, col procedere del racconto, un certo abbattimento per l’irrequietudine della moglie, presa dall’intraprendenza di Rydal (Oscar Isaac), giovane guida turistica dalle spiccate doti opportunistiche. Andremo a Creta e poi fino a Istambul. A contatto con le rovine di Cnosso subentrerà una certa cupezza, più “citata” e teorica che derivata dalle immagini. Accadranno fatti gravi che legheranno con un medesimo laccio le vite di Chester e di Rydal. Quest’ultimo sembrerà vittima del suo ruolo piuttosto che interprete di un’inaspettata profondità. La sua passione per Colette, non la vediamo né la sentiamo crescere di quel tanto che servirebbe per tenerci nella sufficiente suspense sentimentale. A farla breve, quella dell’ambiguità – specialmente se si passa dalla letteratura al cinema – è la direzione forse più difficile sulla via di un racconto che leghi insieme la dimensione sentimentale con il dinamismo dell’avventura. E’ facile che il “mistero” stenti a farsi strada tra le pieghe della diegesi. L’ambiguità è sempre parente del senso, univoco soltanto nel linguaggio scientifico, e tra polisenso poetico e banalità (senso comune) la scala delle sfumature è praticamente infinita. Qui, più che di poesia, possiamo parlare di un discreto livello spettacolare e di cinematografica attrazione del cast. [Berlino 2014, Berlinale Special].

Franco Pecori

Print Friendly

9 ottobre 2014