La complessità del senso
19 11 2019

Cocaine – La vera storia di White Boy Rick

White Boy Rick
Regia Yann Demange, 2018
Sceneggiatura Logan Miller, Noah Miller, Andy Weiss, Steve Kloves, Scott Silver
Fotografia Tat Radcliffe
Attori Matthew McConaughey, Richie Merritt, Bel Poweley, Jennifer Jason Leigh, Brian Tyree Henry, Bruce Dern, Arai, Eddie Marsan, Piper Laurie, Rory Cochrane, RJ Cyler,  Taylor Paige, Jonathan Majors, Kyanna Simone, Scott Connors,  Lawrence Adimora, Elizabeth Gilpin.

Le responsabilità del governo e dello Stato – vogliamo dire di Reagan? – verso il quindicenne Rick furono, negli Usa degli anni ’80, più gravi che non verso i bambini della “paranza” napoletana da parte delle istituzioni italiane oggi. Forse. Certo, gli investigatori del Federal Bureau e la polizia locale, al fine di controllare il narcotraffico di Detroit, coinvolsero scientemente il ragazzo (storia esemplare potremmo dire) in un ruolo di informatore sotto protezione, inducendolo allo spaccio progressivamente più consistente, in modo da metterlo in condizioni di utile presenza testimoniale. La protezione poteva giovare un po’ a tutta la famiglia di Ricky: Richard, il padre, un “brav’uomo” (Matthew McConaughey), vende armi sottobanco e vorrebbe tanto che il figlio tornasse al più presto tra i banchi di scuola, anche perché verso la figlia Dawn (Bel Poweley), brava ma facile a crisi d’astinenza, non ha più molte speranze. Le intenzioni di Richard sarebbero – e il suo ragazzo, si mostra entusiasta del progetto – di lasciare le armi e aprire un negozio, una videoteca, ma la vita è dura a Detroit, bisognerà attendere il momento buono. White Boy Rick – bianco fra i neri d’ambiente – sale di quota suo malgrado, fino a partecipare vestito d’azzurro, lucido e in tiro, alla festa di matrimonio della nipote del sindaco. Non gli basterà per restare fuori da ogni compromissione. La Legge è la Legge. La Legge vorrà raccogliere i frutti del lavoro (sporco) e 650 grammi di cocaina “in tasca” saranno difficilmente perdonabili. L'”impotenza” dell’Fbi è il controsenso necessario di un dramma chiaro e lampante sulla carta. Del resto, quella di White Boy Rick è una storia vera. Ne avrete notizia a chiusura, sul nero.  Il film però non traduce in espressione gli ingredienti della ricetta. La performance del texano McConaughey non è lontanamente paragonabile a quella fornita in Dallas Buyers Club (basterebbe ripensare alla sequenza d’apertura). Qui non ha una sola sfumatura “cattiva”, finirà col tenere amorevolmente in braccio un nipote piovuto dal cielo. E Jennifer Jason Leigh? Nascosta nei panni dell’agente Snyder, abbiamo atteso invano di vederla emergere. Quanto al giovane del titolo (Richie Merritt), vittima del suo destino sembrerebbe la dimensione giusta. Ma è la realtà nel suo complesso a restare fuori dalla cifra espressiva del film, il referente fa sentire il suo peso, evidenziando per contrasto la “paciosità” (diremmo televisiva se il termine non avesse ormai da tempo raggiunto  la  propria consunzione) dello schermo, sicché il tema della sofferenza rischia di trasformarsi in ipotesi di indifferenza. Ah Bruce Dern! Meno male, c’è quel nonno a sbraitare fuori dalla porta di casa.

Franco Pecori

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7 marzo 2019