La complessità del senso
17 12 2017

Love Is All You Need

Den skaldede frisør
Susanne Bier, 2012

Fotografia Morten Søborg

Pierce Brosnan, Trine Dyrholm, Molly Blixt Egelind, Sebastian Jessen, Paprika Steen, Kim Bodnia, Christiane Schaumburg-Müller, Micky Skeel Hansen, Ciro Petrone, Bodil Jørgensen, Line Kruse, Frederikke Thomassen, Marco D’Amore.

Venezia 2012, fc.

Partiamo dal titolo originale, che tradotto in italiano significa: La parrucchiera calva. Siamo a Copenhagen. Ida (Trine Dyrholm), la parrucchiera, è calva a causa della chemioterapia che ha appena finito di subire per via di un tumore. E notiamo che il tema della malattia o dell’incidente grave ricorre spesso nei film di Susanne Bier (Open Hearts 2002, Noi due sconosciuti 2007): è uno degli aspetti negativi oggi nei destini delle persone, gente che la Bier vorrebbe veder vivere in un mondo anche più pacifico e meno violento, In un mondo migliore (2010). Invece la società sembra presentare “disturbi” che ne rendono difficile un funzionamento armonico, e spesso il disagio di certe “disfunzioni” viene coperto – ma solo in apparenza – dalla coltre di stereotipi comportamentali che incidono nel quotidiano collettivo trasmettendo modelli e immagini di “normalità” o addirittura di beatitudine ingannevole. Seguiamo la vicenda di Ida. Proprio nel giorno in cui finisce il ciclo della chemio – dovrà aspettare almeno tre mesi prima di sapere di essere guarita – tornando a casa dall’ospedale trova il marito Leif (Kim Bodnia) sul divano del salotto con una collega di lavoro più giovane, una che “ama gli uomini maturi”. Sconvolta, Ida deve partire da sola per l’Italia. La figlia Astrid (Molly Blixt Egelind) si sposa a Sorrento con Patrick (Sebastian Jessen) e sarà una bella festa di famiglia nella villa che il padre dello sposo, Philip (Pierce Brosnan), ha ereditato e che non ha più frequentato dopo la perdita della moglie in un incidente stradale. Ora Philip coltiva frutta e verdura al sole italiano, lui e Ida sono pronti a far coppia. Al matrimonio dei figli sono invitati amici e parenti, altri giovani del luogo daranno una mano per la cucina e per le altre faccende. Uno di questi, Alessandro (il Ciro Petrone di Gomorra e di Reality) farà da tornasole nel momento culminante della festa, quando le nozze di Astrid con Patrick riveleranno tutta la loro problematicità. Ah l’amore! Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: l’amore dolce, mare blu, luna piena e giardino di limoni sulla costa di Sorrento è una delle false beatitudini che la Bier ci prefigura quasi come un amaro sberleffo, continuando intanto – stavolta in forma “leggera” ed è la novità – nella ricerca scettica di una qualche armonia della famiglia. Senza calcare la mano ma con inequivocabile chiarezza in ogni dettaglio, la regista offre una traslucida rappresentazione stereotipa del contrasto tra ovvietà ambientali e crisi degli affetti di genitori e figli, in tipiche situazioni di disgregazione dei rapporti convenzionali.  Prima del film finirà la festa nuziale, gli invitati se ne andranno lasciandosi dietro una specie di delusione indifferente, quasi consapevoli di un qualcosa di irreparabile e, per quanto “imprevisto”, di inevitabile. Consapevolezza-quasi, da cui lo spiraglio paradossale di una riparazione in chiusura, “prevedibile” anche questa non meno di un commento musicale che fosse – per dire – addirittura l’antico “That’s amore” di Dean Martin: così, tanto per concedere allo spettatore la misera soddisfazione del compiersi di un destino sentimentale, non necessario e, possiamo intuire, non definitivo, ma capace di completare il cerchio della finzione. Bravissima la protagonista e giustissima la scelta di Brosnan, qui perfetto falso-insensibile sentimentale in commedia.

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20 dicembre 2012