La complessità del senso
19 11 2017

La battaglia dei sessi

Battle of the Sexes
Regia Valerie Faris, Jonathan Dayton, 2017
Sceneggiatura Simon Beaufoy
Fotografia Linus Sandgren
Attori Emma Stone, Steve Carell, Andrea Riseborough, Sarah Silverman, Bill Pullman, Alan Cumming, Elisabeth Shue, Austin Stowell, Natalie Morales, Jessica McNamee, Martha MacIsaac, Mickey Summer, Bridey Elliott, Ashley Weinhold, Kaitlyn Christian.

Nella memoria la raccapricciante sfilata finale delle piccole aspiranti a Miss California del film di esordio della coppia Faris-Dayton (Little Miss Sunshine 2006). I due registi confermano la loro grazia nell’approccio critico, sarcastico senza ferocia, verso fenomeni non solo vistosi ma profondamente implicativi dell’evoluzione storica, nella società americana e ormai nel mondo. Qui trattasi di femminismo, tema affrontato in forma “leggera”, con spunti paradossali e inviti discreti alla riflessione. La struttura del racconto è piana, ordinata e priva di sobbalzi, lo spettatore non si aspetta sorprese, è piuttosto accompagnato con garbo nel comodo viaggio per una salutare – ancor oggi – verifica delle istanze femminili in un ambiente deciso a non mollare gli antichi e preconcettuosi privilegi. Siamo nel campo sportivo, il tennis, ma si sa che lo sport è anche e da sempre teatro rappresentativo di situazioni più ampie. L’importante è partecipare, ma l’importante è anche partecipare con gli stessi diritti degli uomini, con equivalenti guadagni e dignità: è quel che sostenne, nel 1973, la numero uno del mondo Billie Jean King (Emma Stone), a costo di venir estromessa, insieme alle colleghe tenniste impegnate nella stessa battaglia, dalla federazione del tennis. La via per vincere la battaglia prese allora, fatalmente, la direzione spettacolare e approdò al grande show televisivo, con 90 milioni di spettatori in tutto il mondo. Nessuna suspence sull’esito di quella partita finale, ma interessante e divertente il modo con cui si arriva a giocarla. Billie Jean non l’avrebbe potuta nemmeno disputare se la “società dello spettacolo e della corsa a vincere sfidando anche la sorte” non le avesse posto di fronte un personaggio come Bobby Riggs (Steve Carell). Ex campione di tennis ormai in età matura, Bobby tenta di ovviare alle proprie inadeguatezze nella vita di padre di famiglia attraverso la propria mania delle scommesse. Bobby scommette su tutto, perfino con il suo psicoanalista durante le sedute di analisi. E scommetterà anche contro Billie Jean, in quella che gli sembra finalmente essere la più grossa occasione per affermarsi vincente – poco importa se la sfida con la rappresentante femminile sul campo di tennis significherà anche la vittoria (o la sconfitta) nella “guerra dei sessi”. Bobby si lascia usare dalla macchina pubblicitaria. Nemmeno per Billie Jean la partita sarà priva di  significati extrasportivi. Durante il tour dimostrativo che precede l’incontro, avrà modo di scoprire e sperimentare il valore esistenziale delle proprie tendenze omosessuali. L’attrazione per la parrucchiera del team sportivo, Marilyn Barnett (Andrea Riseborough), metterà a rischio (anche se solo per un momento) il proprio matrimonio. Alla fine, l’importante sarà che il tennis sarà uscito finalmente dal recinto dei vecchi club e che le donne avranno vinto una partita dal significato ben più ampio rispetto alla scommessa inscenata da Bobby Riggs. Convincente la prestazione dei due attori, Emma Stone proveniente dai fasti swinganti di La La Land, Steve Carell ancora intriso dell’ironia alleniana respirata in Café Society. Bravi i registi nell’uso del “tipico”, immagini e parole, intenzionalmente offerto alla verifica critica dello spettatore.

Franco Pecori

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19 ottobre 2017