La complessità del senso
18 12 2017

Emoji: accendi le emozioni

The Emoji Movie
Regia Anthony Leondis, 2017
Sceneggiatura Mike White, Anthony Leondis, Eric Siegel

Accendi le emozioni: sì, ma quali? Interviene subito il problema del rapporto tra “realtà” e linguaggio. Il “muovere fuori” è fenomeno che ci riguarda, individualmente e/o insieme ad altri, quando interviene una sensazione. Un fatto naturale? Parola ambigua e dal senso complesso, da riferire comunque imprescindibilmente a una “traduzione” dalla materialità fisica alla sua forma espressiva. Quali e quante sono le emozioni e le conseguenti espressioni? Sembrerebbe che possiamo pensare al livello massimo di libertà e creatività, anche “culturale”. Ma, a pensarci, la nostra esistenza – sociale, contestuale – è tutt’altro che “libera” in assoluto, inquadrata piuttosto in un reticolo di comportamenti espressivi che condizionano, indirizzano, determinano le forme di vita. Pensate forse che l’emozione del “primo bacio” tra Cenerentola e il Principe Azzurro fosse la stessa di un “primo bacio” tra adolescenti dei nostri giorni? Sarebbero tante e tali le varianti da descrivere che non è poi così insensato registrare come “economicamente” opportuno l’intervento delle nuove tecnologie per dare alle persone di tutte le età un “aiutino”, grazie al quale possano orientarsi nella selva di possibilità espressive, in modo da e-muovere le proprie sensazioni nei diversi casi della quotidianità e anche nell’eccezionalità e-ventuale – eccezionalità che, del resto, può andar bene fino a un certo punto, giacché , come dice la hacker Rebel dell’Emoji film, non ha senso essere Numero Uno in un mondo di Numeri Uno. Può passare quasi inosservato, ma è questo il punto cruciale del film, laddove c’è da risolvere un problema di “eccezione” in un contesto che non prevede eccezioni. Nel mondo delle “faccine”, ogni icona ha un solo e unico compito, esprime una sola emozione, codificata e contenuta in sé. E’ un mondo che ha una sua vita, l’irregolarità di una faccina determina l’ambiguità del messaggio e l’utilità espressiva può venir meno nel suo complesso. Tanto che Alex, l’adolescente proprietario dello smartphone oggetto principe del film, alla prima disfunzione dell’emoji Gene decide di formattare l’apparecchio. Nessuna eccezione è tollerabile nell’universo di Messaggiopolis. Tutti gli emoji entrano nel panico, occorre trovare il codice in grado di riparare il guasto di Gene. Rimedio estremo: uscire dal telefono e avventurasi nel Cloud. Molto interessante per una lettura in chiave attuale del problema Integrazione, dove comunicazione e comportamento sono risultanti di una rete di codici. Tutto sta a vedere quale sia il destinatario di un film così. L’animazione sembra voler essere indirizzata a fuitori giovanissimi, comunque in parte avvezzi all’uso del digital, ma certo il ragionamento sottostante alle “immagini” è in trasparente discrasia con la portata gestaltica della fruizione probabile in età infantile. Chi più ne ha ne metta. Si tenga almeno presente che a Messaggiopolis la supervisione del sistema è affidata all’emoji Smile.

Franco Pecori

 

 

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28 settembre 2017