La complessità del senso
18 12 2017

Tutto quello che vuoi

Tutto quello che vuoi
Regia Francesco Bruni, 2017
Sceneggiatura Francesco Bruni
Fotografia Arnaldo Catinari
Attori Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano, Arturo Bruni, Emanuele Propizio, Donatella Finocchiaro, Antonio Gerardi, Raffaella Lebboroni, Andrea Lehotska, Riccardo Vitiello, Carolina Pavone.

Ma davvero siamo tutti così buoni? Su tale dubbio si chiudeva la nostra recensione al primo film di Francesco Bruni, Scialla, vincitore del Controcampo veneziano nel 2011. Debuttante come allora Filippo Scicchitano, il protagonista giovane di questo terzo lungometraggio (Noi 4 è del 2014), Andrea Carpenzano, si accolla il “pesante” compito – pesante per lui, Alessandro, 22 anni, trasteverino con un padre (Antonio Gerardi) venditore ambulante e sempre arrabbiato col figlio che ha lasciato gli studi e bighellona tutto il giorno col suo gruppo di amici – il compito di far compagnia (badare) a un anziano  vicino di casa. Giorgio (Giuliano Montaldo), 85 anni e sofferente di Alzheimer in una fase ancora non grave, è un signore distinto, parla bene e si comporta con grande dignità. Autonomo nelle necessità basilari, ha bisogno di avere con sé qualcuno con cui scambiare una parola durante le passeggiate pomeridiane. Per stare con lui, in cambio di una modesta paghetta, Alessandro lascia sempre più spesso i ragazzi del gruppo, “coatti” dalla mentalità e dal frasario ristretto, tipici della compiaciuta sottocultura metropolitana di derivazione sessantottina – Bruni ne dà una rappresentazione molto annacquata, “ingenua” e di maniera -, e trascura anche l’attrazione per Claudia (Donatella Finocchiaro), madre di uno di loro, Riccardo (Arturo Bruni). Giorgio è un poeta dimenticato della vecchia generazione, ha passato in armi la guerra mondiale, ha inciso sui muri del suo studio parole da ricordare, versi che contengono un segreto. Man mano che i due “linguaggi”, il suo e quello del ragazzo, s’incontrano e si comprendono, Alessandro comincia a capire il valore dell’esperienza e della cultura vera, quella vissuta sulla propria pelle da un uomo dell’altro secolo. Ed ecco che arriva l’occasione di un viaggio da fare insieme, alla caccia di un ricordo covato da Giorgio per tanti anni, a partire dal famoso “sfondamento della linea gotica” (1945), che lo vide soldato. C’è un tesoro da recuperare. Un po’ per curiosità e un po’ per interesse – visto mai che il tesoro nascosto di Giorgio consista in qualcosa di cui arricchirsi? – il ragazzo “studia” il percorso e la mèta con l’aiuto del web e di una ragazza incontrata in biblioteca. E si parte tutti insieme, coatti compresi. Qui, per la verità, il film prende una piega piuttosto favolistica e denuncia approssimazioni narrative non degne di uno sceneggiatore come Bruni (Lasciati andare, Il capitale umano, La prima cosa bella, I viceré, Caterina va in città, My name is Tanino). Lo stesso Montaldo riprende amorevolmente la carriera di attore, abbandonata per la regia dopo le prove con Carlo Lizzani (Achtung! Banditi! 1951 Cronache di poveri amanti 1953), con Luciano Emmer (Terza liceo 1953), Valerio Zurlini (Le ragazze di San Frediano 1954), Francesco Maselli (Gli sbandati, 1955) – e comunque ripresa a tratti per brevi ruoli in film come Un eroe borghese (Michele Placido 1995), Il caimano (Nanni Moretti 2005), L’abbiamo fatta grossa (Carlo Verdone 2015); ma si lascia un po’ andare nel compiacimento per la parte “molto umana”, del vecchio poeta “indulgente”. Si capiscono bene le buone intenzioni della regia, ma i nostri anni chiedono forse letture meno benevole.

Franco Pecori

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11 maggio 2017