La complessità del senso
21 09 2018

Il filo nascosto

Phantom Thread
Regia Paul Thomas Anderson, 2017
Sceneggiatura Paul Thomas Anderson
Fotografia Paul Thomas Anderson
Attori Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps, Sue Clark, Jesús Franco, Harriet Leitch, Dinah Nicholson, Julie Duck, Maryanne Frost, Elli Banks, Amy Cunningham, Amber Brabant, Geneva Corlett, Camilla Rutherford, Gina McKee, Philip Franks, George Glasgow, Nick Ashley, Brian Gleeson, Pauline Moriarty, Harriet Sansom Harris, Eric Sigmundsson, Phyllis McMahon, Richard Graham, Silas Carson, Martin Dew, Lujza Richter, Leopoldine Hugo, Emma Clandon, Sarah Lamesch, Julia Davis, Jane Perry.

Psicopatologia di un sarto? Si direbbe, ma c’entra anche l’estetica e non poco: “Si può cucire quasi ogni cosa nella fodera di un soprabito”. Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis), maestro d’arte sartoriale, lo dice e sa bene, o intuisce nel profondo, che il deposito del proprio intimo è occupato da figure, sensazioni, memorie, fantasmi, cose che hanno a che fare con gli abiti da lui disegnati e realizzati nella sua House of Woodcock per le donne più importanti della Londra postbellica (1955). Reynolds rivede a volte un’immagine di sua madre e ne percepisce un richiamo difficile da tradurre. L’uomo ha un carattere di ferro, esercita un gran fascino presso le dame di livello, nobili, ricche ereditiere, stelle del cinema. Di tutte rifiuta un rapporto che non sia di fuggevole amicizia. Scapolo straconvinto, il grande sarto preferisce dedicarsi ai piccoli piaceri di una passeggiata, di una colazione in solitudine, di una parola scambiata con garbo sottile. Lieve il tratto della sua matita, arguto lo sguardo con cui modella la linea femminile, trasformando pregi e difetti in tratti di vita, in corpi restituiti al meglio delle proprietà naturali. È la magia di una stoffa, di un taglio, di una ripresa con ago e filo. Tutto, purché nessuno, o nessuna, pensi di legarsi a lui, a Woodcock, per un rapporto che ne possa ridisegnare la figura, il carattere chiuso e difensivo. Del lato pratico dell’attività si occupa la sorella Cyril (Lesley Manville), risoluta e non molto disponibile a condivisioni sul lato umano: una donna efficiente, dedita alla guardia del fratello, garante severa della sua autonomia personale. Reynolds gestisce la propria eleganza naturale applicandola letteralmente alle singole scelte, le più minute e dettagliate, con insistente ed esclusiva determinazione. Sicché è grande la meraviglia di vederlo, un giorno, improvvisamente rivolgersi con una certa “vicinanza” e affabilità ad Alma (sorprendente Vicky Krieps), la giovane immigrata dell’Est Europa, mentre lei gli serve la colazione nel locale dove s’è voluto fermare dopo un non casuale giro in macchina. Strana coppia, lo vedremo. Paul Thomas Anderson (non a caso regista di film complessi come Magnolia 1999, Minority Report 2002, Il petroliere 2007, The Master 2012, Vizio di forma 2014) entra in una sfida ardua e appassionante sul lato del trasferimento estetico di una problematica quasi “impossibile”. Il legame tra  Reynolds e Alma crescerà sul filo (nascosto) di una discrasia caratteriale non negabile eppure produttiva di senso, una relazione puntigliosa che di momento in momento  si fa aggressiva e tenera, diremmo primitiva, nella conformazione perfetta e rispettosa, nel comportamento formale che sopporta a fatica la più “insignificante” varianza, valutandola sul metro della minuzia definitiva. Ma se due mondi lontani s’incontrano, deve pur esservi un destino nel loro tracciato, un filo fantasma, una calamita che ne puntualizza la gravità. Il quadro rimane composto, con soddisfazione – immaginiamo – del regista, per aver compiuto l’impresa di non mollare nemmeno per un momento il volante del racconto, gestendo le infinitesimali dinamiche del set (perfetta anche l’ambientazione, non solo degli interni) in funzione di un’emozionante rispondenza tra impulso narrativo e sensazione affettiva. Un cinema rispettoso della propria creatività, del proprio filo, del fantasma che presiede all’abito, alla sua forma. Superfluo, diremmo, soltanto accennare alla qualità delle interpretazioni, soprattutto del grande Daniel Day-Lewis, ma anche di Vicky Krieps, coinvolgente e irresistibile alternativa alle scelte dell’uomo segretamente “inconquistabile”. [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

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22 febbraio 2018