La complessità del senso
16 05 2021

Music

Music
Regia Sia, 2020
Sceneggiatura Sia, Dallas Clayton
Fotografia Sebastian Winterø
Attori Kate Hudson, Maddie Ziegler, Leslie Odom Jr., Hector Elizondo, Mary Kay Place, Beto Calvillo, Juliette Lewis, Kathy Najimy, Tig Notaro, Henry Rollins, Ben Schwartz, Brandon Soo Hoo.

In bilico sul filo di scienza e arte, confidando sui riflessi di una luce pop produttrice di suoni vaganti dal giradischi alle piattaforme, con molte sicurezze di buona riuscita – “uscita più volte”, nativa com’è da madre “naturale” mimetica -, appoggiandosi al piano rassicurante della “difficoltà del vivere” (Destino Infame), la geniale cantante australiana Sia Kate Isobelle Furler, detta Sia, Genio del Pop (dischi di platino a pioggia), si dà alla regia cinematografica. Così: Sia ha incoraggiato la compagna d’arte Maddie Ziegler (ballerina, attrice, modella diciottenne di Pittsburgh) a mettersi nei panni di Music, giovane che vede il mondo a modo suo, autistico, in un film consolatorio e musical. La ragazza si chiama Music, il suo nome induce alla fusione del senso: se il linguaggio comune le è di ostacolo e nel contesto “normale” la rende non autonoma, Music può comunque offrire a chi le sta vicino una chiave interpretativa e un modo per renderla “presente”. La musica è molto importante, per lei e per noi spettatori. Il film apre una serie di finestre coreografiche (coreografo Ryan Heffington) con altrettante song (composte da Sia) i cui testi e le cui situazioni sceniche illustrano un mondo di fantasia dal forte segno morale, perfino un po’ predicativo, chiave che facilita l’apertura di porte trasognanti. Sono anche passaggi che rendono credibile l’evoluzione del personaggio protagonista. Kazu, detta Zu (Kate Hudson), sorellastra di Music, passa da una vita scombinata – smercio di psicofarmaci e incerta configurazione esistenziale – all’improvviso carico di un’eredità sconcertante. La nonna Millie (Mary Kay Place) muore improvvisamente ed era lei a cuocere ogni mattina le due uova per la colazione di Music. Ora toccherà a Zu. Un baratro. Ma la vita può essere anche una fiaba. Ci sono i vicini di casa, c’è il buon George (Hector Elizondo), nonnino gentile, c’è Ebo (Leslie Odom Jr.), giovane afroamericano con i suoi problemi di relazione già nel proprio ambito sociale e più avveduto e saggio di quanto la sua età non lascerebbe pensare. C’è da imparare a governare l’interazione con Music, insegnando a Zu i modi per raccordare la propria esistenza in funzione di un nuovo futuro di affetti e di doveri e c’è da lasciar emergere la possibile attrazione sentimentale che forse potrà tracciare il cammino verso un’armonia consapevole. Tocca alla musica il compito formale trasgressivo. Si è partiti con la paziente nonna, non stanca di imparare insieme a Music che “in inglese seven è l’unica cifra a due sillabe”, si arriva al finale gioioso dell’ultimo balletto, a chiudere un musical che, restando nel tema “disabilità”, non chiede che di andare attraverso e oltre. Tutti molto bravi gli attori, immedesimati e insieme “freddi”, moderni. Impressionante la contenuta “serietà” di Kate Hudson.

Franco Pecori

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22 febbraio 2021