La complessità del senso
28 06 2017

Godzilla

film_godzilla2014Godzilla
Regia Gareth Edwards, 2014
Sceneggiatura Max Borenstein
Fotografia Seamus McGarvey 3D
Attori Aaron Taylor-Johnson, Elizabeth Olsen, Ken Watanabe, Bryan Cranston, Juliette Binoche, Ken Watanabe Sally Hawkins, David Strathairn, Richard T. Jones, Victor Rasuk, Brian Markinson, Patrick Sabonqui, Yuki Morita, Carson Bolde, Warren Takeuchi, Jake Cunanan.

Che vuole Godzilla? Un momento, si fa presto a dire Godzilla! Nel 1954, il regista giapponese Ishiro Honda donò al mondo la prima cura per le angosce della distruzione nucleare, tracciando la figura del mostro identificabile e quindi relativamente controllabile, gestibile nell’immaginario. Il potere distruttivo dell’atomica prendeva una qualche sembianza razionale, la fantasia avrebbe aiutato l’umanità a sopravvivere. La mostruosità del pericolo radioattivo aveva un volto, il mostro aveva un nome. E l’idea di identificare la creatura come una prosecuzione comunque vitale del tipo “dinosauro”, attribuiva paradossalmente al catastrofismo atomico un’interna capacità evolutiva preistorico/storica – bene o male che fosse. Le mitologie di tutti i tempi lasciano spazio alle “malvagità” e alle “furie” divine, preservando così una qualche dialettica favorevole alla continuazione. Tale tendenza prospettica iniziale produsse una catasta di riprese (sequel tendente all’infinito), per lo più in forma di sottoprodotti – ma qui non conta la qualità dell’espressione quanto la proprietà della sopravvivenza -, che portarono, passando anche per i King Kong, al Godzilla americano del 1998, mostro vagamente umoristico, destreggiantesi ormai in un background allentato e disponibile a riflessioni stilistiche (il tedesco Roland Emmerich era autore di fantafilm non-ingenui come Stargate 1994 e Indipendence Day 1996). E ora eccone un altro, il dinosauro prodotto atomico non muore. Il britannico Gareth Edwards, già regista del sofisticato e indipendente Monsters (2010), esibisce ad apertura la relativa coscienza filmografica, richiamando la memoria dello spettatore ai condizionamenti precedenti, tra docufilm e spezzoni d’archivio, tanto che ci prepariamo a una fruizione cinefila. La composizione non-divistica del cast già indica l’intenzionale “riduzione a verità” come linea guida dell’impianto narrativo. Gli eventi mostruosi colpiscono persone per nulla eroiche e, anzi, del tutto “doloranti” nell’impatto con l’eccezionalità. L’emersione del mostro è parallela alla storia familiare di due personaggi usuali, il tenente della Marina Ford Brody, specialista disarmatore di bombe (Aaron Taylor-Johnson), e sua moglie Elle (Elizabeth Olsen), infermiera impegnata in emergenze. Ovviamente, hanno anche un figlioletto da proteggere. Verranno separati dalla mostruosità degli eventi, risolvere i quali sarà anche la giusta via per salvare la famiglia, al di là delle enormi perdite umane prodotte dall’agitarsi di Godzilla. Già, perché il gigantesco dinosauro ha per suo conto un buon da fare, nel misurarsi con mostri antagonisti e misteriosi, i cui segreti sviluppi agitano i dubbi scientifici del padre di Ford, Joe Brody (Bryan Cranston, il Walter White della serie Tv Breaking Bad). Ingegnere nucleare, Joe lavorava nel 1999 insieme alla moglie Sandra (Juliette Binoche) nell’impianto nucleare di Janjira, a Nord del Mar della Cina. Fu lì che si avvertirono i primi segnali, scambiati per tremori sismici, di una strana presenza sotterranea. Altro che terremoto. Le intuizioni di Joe si riveleranno giuste e turberanno la tranquillità di Serizawa (Ken Watanabe), scienziato giapponese, da sempre alla ricerca di Godzilla, in coppia con Vivienne Graham (Sally Hawkins). Mentre il mostro è inseguito nel Pacifico dall’ammiraglio Stenz (David Strathairn), con il compito di frenarne  la corsa verso le coste statunitensi anche adottando soluzioni radicali, Serizawa soffre la responsabilità di prendere la decisione più corretta dal punto di vista scientifico. Toccherà a Ford di gettarsi, anche fisicamente, nell’impresa disperata di risolvere la situazione. Ma tutto resta comunque nel potere straripante di Godzilla. Nel ventre della Terra forze terribili, mutanti, hanno preso vita dall’evolversi nucleare e il dinosauro atomico dovrà liberarsene, non tanto per salvare le sorti del Pianeta, quanto, e ancor prima, per mantenere in vita se stesso. Ecco cosa vuole Godzilla. Forse il futuro del mondo  non dipende più dagli uomini, è in atto un amorale e mortale gioco tra mostruosità tecnologiche, rispondenti a se stesse, irriguardose dell’umanità. I 60 anni trascorsi dalla nascita di Godzilla non hanno portato nulla di Positivo, se non la coscienza di una probabilità terrificante, sostanziata dalla radicale indifferenza della Tecnica verso le nostre sorti. Di fronte a una simile condizione aprospettica, il compito dei realizzatori, specie per la parte essenziale affidata agli effetti speciali, era di “aggiornare” il carattere della figura non azzerandone la tangibilità vitale. Il risultato è stato raggiunto affidando il lavoro digitale ad Andy Serkis, mago della cattura dei movimenti (Il Signore degli anelli), e ai ri-creatori del ruggito potente e feroce di Godzilla, Erikk Aadahl e Ethan Van der Ryn, i quali hanno saputo rispettare lo spirito dell’originale, inventato nel ’54 da Akira Ifukube strofinando un guanto ricoperto di resina sulle corde di contrabbasso.

Franco Pecori

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15 maggio 2014