La complessità del senso
14 04 2021

Apples

Mila
Regia Christos Nikou, 2020
Sceneggiatura Christos Nikou, Stavros Raptis
Fotografia Bartosz Swiniarski
Attori Aris Servetalis, Sofia Georgovasili, Anna Kalaitzidou, Argiris Bakirtzis.

Sul filo della memoria corre il mondo. Potremmo dire della smemoria, giacché si tende momento per momento, anno per anno, secolo per secolo a ricordare un po’ e a dimenticare molto. Ciascuno per proprio conto, anche per conto di altri. A pensarci, si può restare intontiti, privi di riferimento. E un bel giorno ritrovarci al capolinea di un bus senza saper nulla di noi, Unidentified. Gliela faremmo a rinascere? In un luogo imprecisato, in un tempo oltre, la città rarefatta, poche auto, rare persone si muovono e vivono giornate “astratte”, come eseguendo un programma, senza voglia e senza noia, recuperando dal nulla l’istanza del vivere. Un male dev’esser successo, un rimedio qualcuno deve averlo trovato. Nulla sarà come prima, del passato resteranno modi di fare, copie di un tempo d’ora in poi fittizio, repliche da ripescaggi programmatici, voglie d’una vita non rivivibile ma soltanto riconoscibile in un ripescaggio “meccanico”, regolamentato da un’abitudinarietà codificata. Il protagonista si chiama Aris (Aris Servetalis), potremmo essere noi. Il bus è al capolinea, l’uomo è rimasto solo, ricorda niente di sé. Viene “soccorso” e affidato ad esperti organizzati, troverà puntualissima assistenza, suggerimenti dettagliati che lo trasformeranno in un uomo doppio, indicandogli gli oggetti e i comportamenti basici per una vita nuova, smemorata e non dissimile. Imparare il saputo, programma chiuso, avvenire scandito in immagini polaroid, per un album esemplare e privo di sorprese. Una vita da eseguire. Si può incontrare anche gente, sarà magari qualcuno che sta facendo gli stessi passi. Immaginarsi diversi non sarà possibile. In un cinema semideserto, per un film horror che urla grida straziate (The Texas Chain Saw Massacre – Non aprite quella porta), Aris incontra Anna (Sofia Georgovasili), una donna che sta nel medesimo sistema. La speranza si affaccia ma si nasconde, automaticamente si nega proprio nel momento in cui il film, nonostante tutto, malgrado se stesso, arriva al punto di contestare il formato-prigione (4×3, il Cinema!) scelto dal regista e quasi si darebbe alla “vita”. La voglia è impossibile, l’istanza culturale di sciogliersi in una “storia”, mostra la propria nudità, ripudia l’osceno e si arrende. Tutto si tiene. Aris ha provato a concedersi al ballo di gruppo (Let’s Twist Again), a vestirsi da astronauta Nasa, ha visto anche un Batman senza memoria, si è concesso un giro in auto subendo il fatale impatto, ha rispettato la prescrizione “Bontà” visitando la malattia e la solitudine fino al funerale dell’assistito. Aris ha mangiato tante mele, ne abbiamo sentito con lui il sapore. Le mele fanno bene alla memoria, ma il problema è rimasto: non basta un repertorio di segni, non serve replicare la vita. Vertiginoso il rischio della scelta estetica che il greco Christos Nikou (già assistente di Yorgos Lanthimos) ha voluto porre alla base della sua prima regia. Non sapremo mai il segreto che Aris si porta dentro, uno non può non esservene. Ma che importa? Bravo Servetalis a giocare la valenza dell’ambiguità, nel far vivere in carne ed ossa (sguardo soprattutto) il respiro simbolico del tema essenziale della Memoria: significato, senso, storia. [Venezia 2020, sezione Orizzonti, film d’Apertura]

Franco Pecori

Print Friendly, PDF & Email

31 marzo 2021